Alimentazione: Consorzio Parmigiano reggiano su indiscrezioni Lactalis: “La DOP non si tocca!”

Il Parmigiano Reggiano rischia di finire in mani francesi? E cosa succederebbe alla DOP più famosa d’Italia? Il Consorzio Parmigiano Reggiano segue con attenzione le indiscrezioni stampa circa un interessamento del gruppo francese Lactalis per il Gruppo Nuova Castelli, uno tra i primi dieci esportatori italiani del prezioso formaggio. Giorni fa è stato Il Sole 24 ore a lanciare la notizia di una possibilità che Lactalis avanzi una proposta di acquisto.

Il presidente del Consorzio Nicola Bertinelli rassicura i consumatori circa la provenienza e l’autenticità della DOP. Il Parmigiano Reggiano è un prodotto a Denominazione di Origine Protetta con un disciplinare riconosciuto e tutelato a livello europeo – ricorda un comunicato stampa del Consorzio – Il disciplinare stabilisce che il Parmigiano Reggiano possa essere prodotto solo nelle province di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna alla sinistra del fiume Reno e Mantova alla destra del Po. Per la produzione di Parmigiano Reggiano si utilizza latte crudo prodotto esclusivamente in questo territorio. Si tratta di un latte particolare, caratterizzato da una singolare e intensa attività batterica della flora microbica autoctona, influenzata da fattori ambientali, soprattutto dai foraggi, erbe e fieni del territorio che costituiscono il principale alimento delle bovine dedicate a questa particolare produzione. Per fare il Parmigiano Reggiano non si usano additivi né conservanti, il Re dei Formaggi è inoltre naturalmente privo di lattosio.

“Se da una parte, da italiani, vorremmo che il business rimanesse 100% italiano – afferma Bertinelli – dall’altra l’interessamento di Lactalis testimonia la buona salute della nostra filiera e l’attrattività economico-finanziaria che è in grado di esercitare a livello internazionale. Ricordiamo che il Parmigiano Reggiano è la DOP italiana con il più alto valore alla produzione, il giro d’affari è stato pari a 1,4 miliardi di euro nel 2018, un giro d’affari al consumo di 2,4 miliardi di euro e una quota export che è arrivata a toccare il 40%”.

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