Barilla vs Plasmon, Tribunale Milano dà ragione a Barilla

Il Tribunale di Milano ha rigettato il reclamo di Heinz-Plasmon contro l’ordinanza del giudice di prima istanza, confermando così il carattere “ingannevole e denigratorio della pubblicità comparativa Plasmon” comparsa sulla stampa nazionale alla fine del novembre scorso e avente ad oggetto Macine Mulino Bianco e Piccolini Barilla. E’ quanto rende noto la Barilla, che esprime “profonda soddisfazione per questa ordinanza” e annuncia l’intenzione di proseguire nel giudizio di merito anche per il risarcimento danni.

Cosa era accaduto? Barilla e Plasmon erano finite ai ferri corti a causa di una pubblicità comparativa della Plasmon che aveva messo a confronto la sua pasta dell’infanzia da quella prodotta da Barilla, “I Piccolini” per intenderci. Secondo l’azienda di Parma, Plasmon aveva comparato prodotti destinati a consumatori differenti, soggetti quindi a normative diverse e specifiche, “con l’intento chiaro di fare leva sulla emotività delle mamme con la conseguenza di creare in loro un senso di panico non giustificato e corretto”. E specifica: “Nessuno dei prodotti Barilla è rivolto specificatamente ai bambini da 0 a 3 anni; per questo motivo è assolutamente scorretto e ingannevole confrontare pasta per bambini per l’infanzia con pasta che è destinata a uso corrente per tutta la famiglia”.

Le ragioni di Barilla sono giuste, però è anche vero che il packaging utilizzato da Barilla per i suoi “Piccolini” può indurre davvero in errore le mamme facendole credere di trovarsi dinanzi ad un prodotto destinato all’infanzia. Dov’è il problema? Esso ha a che fare essenzialmente con la normativa di riferimento: i prodotti destinati all’infanzia sono sottoposti alla Direttiva 2006/125/CE, che ne definisce precisamente caratteristiche e limiti mentre quelli per adulti rispondono ad altre norme. La legge, ad esempio, tollera la presenza di ridotte quantità di micotossine, metalli pesanti e pesticidi ma distingue tra adulti e ‘children’ (bambini compresi tra 0 e 3 anni), imponendo per questi ultimi limiti molto più ristrettivi vicini allo zero analitico. D’altronde proprio di recente la Federazione italiana medici pediatri, riunita a Torino per il congresso nazionale, ha lanciato un allarme sugli alimenti che “si spacciano” per bambini, ma in realtà non lo sono annunciando di avere costituito un sistema di monitoraggio, disponendo una serie di analisi su tanti prodotti per adulto “spacciati” da baby food, dalla pasta, ai biscotti, alle merende fino ai succhi di frutta.

 

 

 

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