Bio,Unc: livello di sicurezza analogo a quello degli alimenti convenzionali

Più cari, più sicuri, più buoni. Sono questi gli aggettivi più frequentemente associati ai prodotti biologici. Ma è sempre vero? Andando un po’ indietro nel tempo, è impossibile non ricordare l’operazione ‘Gatto con gli stivali’, coordinata dalla procura della Repubblica di Verona. Che lo scorso anno portò al sequestro materiale di 2.500 tonnellate di prodotti agro-alimentari venduti come biologici ma che di bio avevano ben poco. Come stanno le cose? “A chi predilige il biologico perché lo considera più sicuro – spiega Agostino Macrì, esperto di sicurezza alimentare dell’UNC – rispondiamo che indubbiamente ha caratteristiche di qualità che permettono di ritornare ai valori della tradizione, ma il livello di sicurezza è analogo a quello degli alimenti convenzionali. In concreto, le produzioni biologiche seguono cicli produttivi naturali senza il ricorso a sostanze chimiche ‘xenobiotiche’ e quindi viene evitata la presenza di residui di pesticidi, fitofarmaci, farmaci veterinari; negli alimenti convenzionali, in ogni caso, l’eventuale presenza di questi residui è molto contenuta e comunque sempre al di sotto dei limiti di sicurezza che sono stati stabiliti dalle autorità sanitarie nazionali e comunitarie. Il vero problema – spiega l’esperto – è che le sostanze chimiche naturali (micotossine, prodotti di degradazione) ed i microrganismi (virus, batteri, parassiti, funghi) di origine ambientale (che possono essere alla base delle tossinfezioni alimentari) possono essere presenti sia negli alimenti biologici sia in quelli convenzionali”.

Eppure, anche in tempi di ‘magra’ come questo il bio è un settore che non conosce crisi. Nonostante il prezzo. Partiamo da questa nota dolente: “A far lievitare i costi del biologico – aggiunge Macrì – contribuiscono le norme comunitarie che impongono una ‘certificazione’, le cui spese devono essere sostenute direttamente dai produttori. Ridurre i costi per le certificazioni (rendendole anche più efficienti), contenere le spese di gestione per i produttori e accorciare ulteriormente la filiera aiuterebbe, perlomeno, a rendere il biologico meno elitario”.  

Tutto ciò mentre, come dicevamo, il mercato va a gonfie vele: secondo gli ultimi dati Ismea, l’anno scorso gli acquisti di prodotti biologici delle famiglie italiane nella Gdo sono cresciuti del 9% mentre nei primi 6 mesi di quest’anno è continuato il trend positivo che è in atto da oltre un quinquennio. Anzi i consumi di prodotti biologici sono cresciuti di più negli ultimi 4 anni (quelli della crisi) con una media annua del 7,8%, rispetto agli anni precedenti alla recessione del 2008-2009 (+3%).

2 Commenti a “Bio,Unc: livello di sicurezza analogo a quello degli alimenti convenzionali”

  1. Life ha detto:

    Sono d’accordo con costante, il bio non deve essere sottovalutato, perché secondo me non puo essere confrontato con il tradizionale che al interno può contenere tanti chimicali….. Comunque bisogna dimostrare le differenze tra il bio e il convenzionale

  2. Costante ha detto:

    Sarebbe bene che per i prodotti bio fossero avviate ricerche approfondite e mirate per classi di prodotto volte alla determinazione di sostanze naturali ad azione analoga ai pesticidi di sintesi, che le piante producono naturalmente per autodifesa e che a volte sono più tossiche dei pesticidi. Se queste non vengono monitorate, come spesso non vengono monitorate a sufficienza pericolosissime micotossine, i prodotti BIO possono presentare anche rischi maggiori dei prodotti a lotta mirata e in genere quelli definiti come “convenzionali”, il cui livello d’ispezione è ormai soddisfacente, mentre attorno al BIO si è creata un’aura dubbia di “sicurezza” e”qualità” che induce ad un controllo inferiore, anche perché manca o è ridotto l’autocontrollo del produttore che non ritiene(a torto) di doverne sopportare gli oneri. Attenzione quindi a propagare false immagini di sicurezza!!!|!