Falso bio, la scoperta de Il Salvagente

Ricordate la truffa del falso bio venuta alla luce a dicembre del 2010 con una conferenza stampa della Guardia di Finanza? Il Salvagente, in edicola oggi, ha scoperto che oltre tutto quello che è stato scritto e detto sull’operazione “Gatto con gli stivali” c’è dell’altro e ha a che fare con il ruolo del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. In poche parole, secondo la ricostruzione del settimanale, “il bubbone scoppia nel 2010, quando la guardia di finanza e l’ispettorato centrale Controllo qualità e repressione frodi (ICQRF) del ministero puntano l’attenzione, seppur per ragioni differenti, su una quarantina di imprese, tutte operanti nel settore della produzione e della commercializzazione di cereali e frutta fresca in Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia, Toscana, Lazio, Marche, Abruzzo, Puglia e Sardegna. Le indagini nascono parallele, ma ben presto prendono strade differenti: una, quella dei Finanzieri, si conclude con 7 arresti. L’altra, quella dell’organo ministeriale, si perde nella nebbia”.

La tesi è che l’Ispettorato fosse a conoscenza del fatto che circolavano falsi certificati che accompagnavano prodotti convenzionali facendoli diventare “magicamente” biologici, ma non avrebbe informato gli altri Uffici del Ministero.

 Nel racconto degli avvenimenti Il Salvagente ha raccolto anche la testimonianza di Paolo Carnemolla, presidente di FederBio, secondo cui “se l’ICQRF non avesse agito in silenzio e avesse approfondito ciò di cui era venuto a conoscenza, attivando SUBITO anche gli organismi di certificazione, avremmo probabilmente ridimensionato una vicenda che ha gettato discredito su tutto il mondo del biologico”. E, aggiungiamo noi, il mercato sarebbe stato ripulito con molto anticipo.

“Quanto è accaduto conferma la nostra richiesta di un miglioramento dei sistemi di scambio di informazione e di banche dati, perché l’unico modo per prevenire fatti di questa gravità è che tutte le informazioni alla trasparenza del mercato siano disponibili in tempo reale per tutti i soggetti interessati”, dice il presidente della Federazione che, per tutelare l’immagine delle quasi 50mila aziende biologiche, si è costituita parte civile nei giudizi per frode.

 

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