TopNews. Parla Roberto Pinton, Assobio: “Basta allarmismo sul biologico”

Il biologico è stato “mitizzato”, considerato come una sorta di giardino dell’Eden. E se nel giardino dell’Eden si verifica una frode, fosse pure un’etichetta sbagliata, ecco che si grida allo scandalo. A denunciare l’eccessivo allarmismo dell’informazione nei confronti del “falso biologico” è Roberto Pinton, segretario di Assobio.

Pinton contesta l’informazione ufficiale così come viene diffusa dalle forze dell’ordine, con comunicati stampa ritenuti troppo “esuberanti”, e quella rilanciata dai giornalisti senza un vero fact checking. Si scaglia contro la “cultura del sospetto” che si sta abbattendo anche sul bio. Questione prezzi? “Non è il bio che costa troppo. È il resto che costa troppo poco”.

Di recente Assobio,  associazione delle imprese di trasformazione e distribuzione di prodotti biologici, ha denunciato allarmismo nel modo in cui sono stati rilanciati sulla stampa alcuni casi di falso bio, a partire dai comunicati ufficiali delle forze dell’ordine per finire con i lanci di Coldiretti. Sotto i riflettori una serie di operazioni che hanno coinvolto 15 tonnellate di prodotti non conformi. Uno dei casi riguardava 11 tonnellate di arance egiziane. “Non si trattava affatto di una frode biologica – spiega Pinton – Si trattava di arance egiziane convenzionali che un operatore siciliano spacciava per arance siciliane convenzionali. Il bio non c’entrava nulla. Da questo è uscito un titolo sullo ‘scandalo’ del biologico. Gli unici prodotti che non erano in regola, citati in un comunicato che dava notizia di 50 interventi in tutta Italia, erano 22 vaschette di sardine che erano biologiche ma etichettate in modo non perfetto. Il pesce pescato non può essere biologico. Bisogna dire “sardine in olio extravergine biologico” mentre l’azienda aveva contrassegnato le sardine col marchio “Mare bio”. Erano sardine non fraudolente, ma etichettate male. Nessun consumatore è stato a rischio. È un errore sanabile con una multa”.

Il risultato di tutto questo? Non fa certo piacere. Spiega Pinton: “Non calano le vendite, che invece da  dieci anni continuano ad aumentare: gli ultimi tre anni sono aumentate dal 18 al 19%, i primi quattro mesi di quest’anno sono aumentate intorno all’11%. L’anno scorso un milione 300 mila famiglie in più hanno cominciato ad acquistare prodotti biologici regolarmente. Ma c’è questo sport italiano per cui hai una cosa in cui vai bene, l’Italia è leader in Europa e secondo esportatore al mondo, abbiamo tecnici qualificati, una produzione presente negli scaffali dei supermercati di tutto il mondo, ma l’italiano fa harakiri: deve per forza esserci qualcosa di fraudolento”.  Pinton ribadisce l’esigenza di un’informazione “sobria e corretta” a partire dal modo in cui vengono lanciati i comunicati stampa delle forze dell’ordine. “Anche quando c’è una frode sull’alimentare, vorremmo che venissero dati i nomi delle aziende coinvolte – dice il segretario di Assobio –  Perché dire che sono stati sequestrati panettoni o olio, senza dire chi è l’azienda? Non vuol dire poi che sia colpevole: quello lo stabilisce il giudice, non stiamo nel far west”.

Ma il bio è diventato un terreno fertile per nuovi tipi di truffe? “Ho i dati del Ministero della Salute – dice Pinton – I prodotti biologici che presentano residui di fitofarmaci e sostanze chimiche di sintesi rappresentano lo 0,6% di quelli che sono analizzati. Dal Ministero, non da me. Sulla frutta convenzionale è il 60% che ha residui. E nello 0,6% ci può essere anche l’agricoltore che riceve incolpevole i trattamenti del vicino. Le notizie false costruiscono la base per una cultura del sospetto. L’anno scorso è uscito un articolo in cui si diceva che avevano sequestrato due tonnellate e mezzo di legumi biologici. Due giorni dopo sono diventate due chili e mezzo. Sono cinque sacchetti da mezzo chilo etichettate male”.

Perché dunque tutta questa risonanza? “Ci si aspetta che il biologico sia assolutamente perfetto, un mondo incontaminato, la via d’uscita da una produzione agricola di cui la gente non si fida – sostiene Pinton – La gente si preoccupa per le uova alla diossina, la mucca pazza, il latte in polvere, i fitofarmaci, e ha mitizzato il biologico. È ovvio che se c’è una qualsiasi stupidaggine che riguarda il Giardino dell’Eden questa si vede di più. Lo sa che oltre il 10% dei prosciutti di Parma e San Daniele erano non in regola? Hanno commissariato e sciolto gli organismi di controllo. Ci sono decine di migliaia di prosciutti sequestrati e smarchiati. E li svendono come prosciutti normali. Ne ha saputo qualcosa? Lo trova sul Fatto alimentare”.

“Guai a parlar male dell’agroalimentare convenzionale  – prosegue Pinton – I biologici sono pochi, sono il 5% degli agricoltori italiani, sono strani, sono laureati, parlano le lingue, hanno siti internet, fanno vendita diretta, sono un agricoltore diverso da quello del mondo agricolo italiano”. E le stesse associazioni di agricoltori, spiega il segretario di Assobio, non sono attrezzate a rispondere alle loro richieste. Eppure l’agricoltura bio ormai rappresenta il 14,5% della superficie agricola italiana e trova una risposta positiva dai consumatori. “Il consumatore non vuole prodotti ogm, non vuole prodotti chimici, ai suoi bambini non vuole dare pesticidi – spiega Pinton – C’è già un legge che rende obbligatorio almeno il 40% di prodotti biologici nelle mense scolastiche e domani c’è una riunione per spostare questa percentuale al 60%. Il domani è già scritto. Abbiamo acque della Pianura Padana contaminate, suoli sterili, troviamo ancora nelle acque di falda DDT e atrazina, l’acqua che si beve in Italia è diventata potabile solo perché hanno aumentato di dieci volte i limiti per i contaminanti… per forza bisogna smetterla. Ci sono condizioni ambientali e di salute pubblica che impongono di cambiare. Noi non facciamo il prodotto bio per fare il senza chimica per i fighetti. La nostra è un’attività necessaria dal punto di vista ambientale. Abbiamo un ambiente compromesso. In due terzi delle acque italiane ci sono pesticidi”.

Ai consumatori il biologico piace. E se, spiega Pinton, “il prodotto biologico è una tendenza più che una moda”, chi acquista biologico lo fa per ragioni di sicurezza, “perché non vuole abusi di antibiotici nel latte, nella carne e nelle uova, non vuole dare a suo figli prodotti con contaminanti chimici. E ha la percezione che l’agricoltura convenzionale stia andando a catafascio”. Si tratta di un’agricoltura, prosegue il segretario Assobio, in cui le aziende si sono dimezzate, il pagamento del latte, dei cereali e dei pomodori non copre i costi, e in molte ricorrono al caporalato e alla manodopera straniera in nero. “Se per avere un prodotto che costi poco mi fai lavorare schiavi, mi fai chiudere le aziende, mi inquini il territorio, siamo sicuri che questo prodotto costi davvero poco? – dice Pinton – C’è un senso di repulsione da parte dei consumatori per questo modo di fare agricoltura. Cresce anche il commercio equo e solidale. Perché preferisco pagare le banane  dieci centesimi in più e che questi vadano a favore di chi lavora”.

Il discorso porta dritto al prezzo dei prodotti biologici, ancora superiore a quello degli altri prodotti. Anche in questo caso però bisogna distinguere e vedere tutto quello che c’è dietro al prezzo. Sostiene Pinton: “Non posso prendere come termine di paragone un prodotto agricolo ottenuto facendo lavorare schiavi nel 70% dei casi e facendo chiudere le aziende agricole perché il prezzo è troppo basso. Chi paga per disinquinare il glifosato nell’acqua? Paghiamo tutti con le tasse. Se il prezzo che serve per disinquinare l’acqua contaminata dagli insetticidi dei diserbanti realizzati per coltivare il pomodoro fosse aggiunto al prezzo del pomodoro, vedrebbe che non c’è differenza significativa. I problemi di resistenza agli antibiotici secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità sono la più grande preoccupazione di salute pubblica e derivano dal fatto che negli allevamenti si usano antibiotici in quantità industriale. La salute pubblica ha un costo? L’ambiente, il trattare le persone da schiavi ha un costo? Aggiunga tutti questi costi al prezzo di un prodotto convenzionale e vediamo se è diverso di tanto dal prodotto biologico”.

 

@sabrybergamini

 

Notizia pubblicata il 03/07/2018 ore 17.29

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