Carne agli ormoni, finisce la guerra commerciale tra Europa e Stati Uniti

La guerra commerciale Tra Europa e Stati Uniti sulla carne agli ormoni può dirsi finita. Oggi, infatti, il Parlamento Europeo ha approvato con 650 voti a favore, 11 contrari e 11 astensioni, un accordo che permette all’Unione Europea di  mantenere il divieto di importare bovini trattati con ormoni.

Come contropartita da agosto 2012 l’UE deve aumentare la quantità di carne bovina di alta qualità importata da Stati Uniti e Canada; il contingente tariffario dell’UE verrà allargato fino a 48.200 tonnellate. Dal canto loro, Stati Uniti e  Canada hanno già sospeso le sanzioni di ritorsione applicate su prodotti provenienti da 26 Stati membri (tutti eccetto il Regno Unito), il cui valore ammonta, in base alle attuali condizioni commerciali, a oltre 250 milioni di dollari.

“La lunga guerra commerciale finisce oggi – ha detto il relatore Godelieve Quisthoudt-Rowohl (PPE, DE) – Questa risoluzione comporta benefici reciproci, il Parlamento ha fatto un passo che permetterà all’industria agricola europea di pianificare di nuovo il futuro e che rafforzerà i legami commerciali transatlantici”.

La controversia sugli ormoni della carne bovina ha avuto ripercussioni negative sulle relazioni commerciali transatlantiche fin dal 1988, quando l’UE per tutelare la sicurezza alimentare dei consumatori aveva vietato l’importazione di carni bovine trattate con determinati ormoni di crescita. Nel 1996 gli Stati Uniti e il Canada, i più colpiti dal divieto, hanno presentato ricorso all’organo di conciliazione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, ottenendo l’autorizzazione a imporre sanzioni commerciali sui prodotti provenienti dall’UE, il cui valore ammonta rispettivamente a 116,8 milioni di dollari e 11,3 milioni di CAD l’anno.

L’applicazione di dazi di ritorsione su determinati prodotti europei ha ostacolato le esportazioni, con conseguenti perdite di quote di mercato per i produttori comunitari. Tra i principali prodotti europei oggetto delle sanzioni ci sono la carne bovina e suina, il formaggio Roquefort, il cioccolato, i succhi, le marmellate e i tartufi.

A maggio 2009 è stato firmato un accordo negoziato dalla Commissione europea e dal governo degli Stati Uniti che prevedeva un meccanismo in due fasi per ridurre progressivamente il livello delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti sui prodotti dell’UE, e quest’ultima ha progressivamente aumentato le quantità importabili nell’UE per le carni bovine di “alta qualità” prive di ormoni.

Gli Stati Uniti hanno deciso già a maggio scorso di revocare le sanzioni imposte ai prodotti europei. I principali beneficiari della revoca delle sanzioni da parte degli Stati Uniti e del Canada sono l’Italia, con un valore commerciale di oltre 99 milioni di dollari, la Polonia con 25 milioni, la Grecia e l’Irlanda entrambe con 24 milioni, la Germania e la Danimarca entrambe con 19 milioni di dollari. Il Parlamento non ha introdotto emendamenti sostanziali al testo proposto dalla Commissione europea; l’accordo è già stato informalmente approvato dal Consiglio.

Secondo la Cia-Confederazione italiana per l’agricoltura il voto del Parlamento Europeo è “un passo avanti importante che, tuttavia, lascia aperti alcuni problemi per l’agricoltura e per i consumatori del nostro Paese. E’ significativo il fatto che è stato confermato e reso definitivo il blocco da parte dell’Unione europea delle importazioni di carni dal Nord America, dove è prassi abituale trattare i bovini con ormoni per accelerarne la crescita. Per i consumatori europei c’è, tuttavia, il rischio di una nuova criticità perché – afferma la Cia – le autorità veterinarie americane hanno autorizzato il trattamento antisettico delle carcasse di animali con acido lattico, prodotto che non è approvato dall’Ue. A questo si deve aggiungere che l’accordo prevede la possibilità di aumentare di 25 mila tonnellate le importazioni di carni di qualità da Usa e Canada nell’Ue, più del doppio della quota attuale. Ciò per un paese deficitario, in termini zootecnici, come l’Italia, potrà avere ripercussioni sulla stessa sopravvivenza della nostra zootecnia da carne”.

La Cia invita quindi i consumatori a scegliere, consultando l’etichetta d’origine che è obbligatoria, le carni bovine nel nostro Paese che, oltre a garantire la salubrità, sono tra le migliori del mondo
 

 

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