Carne di cavallo, casi in Portogallo. E in Italia è polemica su proposta Brambilla

Si parla ancora dello scandalo della carne di cavallo che è stata trovata in diversi prodotti a base di carne bovina venduti in tutta Europa. Il problema è che la presenza di carne di cavallo non viene dichiarata in etichetta, quindi si mette in atto un vero e proprio inganno nei confronti del consumatore. Ma ci si interroga anche su problemi di natura sanitaria, ovvero: da dove vengono questi cavalli?

Il collegamento al mondo delle corse ippiche è stato quasi automatico: il settore è in crisi da qualche tempo e si pensa che i cavalli, non più impiegati per le corse, vengano venduti a fini alimentari. La carne di cavallo, infatti, costa meno di quella bovina e per l’industria alimentare questo si trasforma in un bel risparmio. Ma, se così fosse, cioè se questi cavalli arrivassero dal settore delle corse, ci sarebbe un grosso problema sanitario legato alla presenza di antibiotici particolari somministrati agli animali negli ippodromi.

Le risposte ancora non sono chiare, ma sono state messe in campo una serie di azioni a livello europeo, a partire dai controlli disposti su diversi prodotti a base di carne di bovino durante tutto il mese di marzo. E questi controlli stanno confermando che la presenza di tracce di carne di cavallo è diffusa.

Dopo le clamorose scoperte fatte in Italia su 3 tipi di pasta (lasagne alla bolognese e all’emiliana e il “Piemontesino al vitello” ) oggi arrivano notizie dal Portogallo. L’associazione dei consumatori portoghesi DECO ha denunciato che polpette e hamburger venduti in Portogallo dal gruppo francese Auchan e lasagne distribuite dal gruppo spagnolo El Corte Ingles contenevano tracce carne di cavallo non dichiarata. La DECO aveva acquistato 30 campioni di prodotti il 20 febbraio scorso e li ha poi analizzati in laboratorio.

Tre campioni contenevano DNA del cavallo: rilevate tracce (meno dell’1%) in hamburger Auchan e polpette Polegar venduti dal gruppo francese in Portogallo; presenza tra l’1 e il 5% nelle lasagne di El Corte Ingles. Auchan ha dichiarato che quei prodotti non sono più in vendita dal 22 febbraio, da quando aveva rilevato, con proprie analisi, la presenza di carne equina.

Lo scandalo della carne di cavallo è scoppiato in Portogallo il 19 gennaio, quando Nestlé ha ritirato piatti lasagne per il mercato della ristorazione. Finora le autorità sanitarie portoghesi hanno sequestrato 79 tonnellate di prodotti a base di carne di cavallo non dichiarata e spacciata per manzo, oltre a circa 20 mila confezioni per la vendita al dettaglio di hamburger, polpette, cannelloni e lasagne.

E in Italia scoppia una polemica di natura politica. Ieri la deputata del Pdl Michela Brambilla, Presidente della Federazione italiana associazione diritti animali e ambiente ha lanciato l’idea di un disegno di legge per chiedere la trasformazione di tutti gli equidi – quindi non solo cavalli, ma anche asini, muli e bardotti – come animali da compagnia e vietarne quindi la macellazione, il consumo a fini alimentari e l’utilizzo in spettacoli o manifestazioni che comportino pericoli per la loro salute.

La proposta ha fatto saltare sulla sedia diversi soggetti, a cominciare da Assocarni che, attraverso il suo direttore Francois Tomei, definisce la proposta della Brambilla come una strumentazione dello scandalo. “Non è certamente vietando la macellazione degli equidi che si evitano le truffe – sottolinea Tomei – La verità è che non fa notizia l’imprenditore serio che ogni giorno, con il contributo dei veterinari pubblici, è impegnato a controllare il benessere degli animali, la qualità delle carni e a vigilare sulla sicurezza alimentare per offrire un prodotto sano e sicuro al consumatore italiano”.

Un commento a “Carne di cavallo, casi in Portogallo. E in Italia è polemica su proposta Brambilla”

  1. fornasiero sabrina ha detto:

    speriamo che l’anagrafe degli equidi passi di competenza
    al servizio veterinario, competente di certo più degli organismi
    che oggi la detengono .Bisognerebbe controllare il lavoro
    svolto dall’associazione allevatori a roma , sicuramente non
    poche anomalie ne uscirebbero.Soprattutto verificare che gli
    animali nati in Italia siano registrati tutti, secondo la mia opinione
    il problema non è la rintracciabilità di quelli provenienti dall’estero
    visto che ci sono le uvac e le asl di competenza che controllano
    l’importazione , il problema è di quelli nati in suolo italiano dove
    la riproduzione potrebbe avvenire in stato brado.Ricordiamoci
    che i cavalli dalla nascita vengono iscritti alla UELN e scancellati alla morte, un sistema anagrafico mondiale dove ogni Stato ha un suo codice ,devono essere iscritti anche i capi senza libro genealogico