Carne equina, le risposte della GDO

Come si è comportata la Grande Distribuzione Organizzata di fronte allo scandalo della carne equina, partito a febbraio dall’Inghilterra e diffusosi, in poco tempo, in tutta Europa? A porsi questa domanda è stata Confconsumatori che ha subito rivolto alcuni semplici quesiti ai 16 marchi più importanti della GDO. Risultato? Hanno risposto in 12: 8 catene hanno affermato di aver chiesto garanzie particolari ai fornitori, altre 3 non precisano nulla, e una risposta non permette alcuna valutazione.

Inutile ripercorrere come sono andate le cose, visto che se n’è parlato e scritto molto. E siamo ancora in attesa di una risposta forte al caso che ha messo in subbuglio tutta Europa (e non solo) ed ha evidenziato alcune, intollerabili, lacune nella legislazione comunitaria in materia di tracciabilità e sicurezza alimentare, in particolare sui prodotti trasformati.

L’Associazione dei consumatori ha pensato di rivolgersi ai principali rappresentanti della Grande Distribuzione Organizzata con la speranza di conoscere la diffusione del problema e con l’intento di sollecitare soluzioni che, tramite l’adozione di “buone pratiche” a tutela del consumatore, possano anticipare i contenuti di una normativa comunitaria che risulta sempre più urgente.

Confconsumatori si è rivolta a 16 aziende: di queste solo 9 hanno risposto entro pochi giorni dalla richiesta (Sma-Simply, Eurospin, Auchan, Billa, Carrefour, Coop, Esselunga, Selex, Lidl Italia); altre 4 ad oggi non hanno ancora risposto alle domande poste lo scorso febbraio (Conad, Pennymarket, PAM, Sigma); le restanti 3 hanno risposto soltanto dopo una seconda sollecitazione (Crai, Despar Italia e Unes).

“I quattro, semplici, quesiti posti alla GDO – commenta Mara Colla, Presidente nazionale di Confconsumatori – ci sono stati utili per tracciare un quadro della diffusione del problema e della sensibilità dei Grandi Distributori Organizzati nell’affrontarlo. Se è vero che ci rammarica e ci preoccupa il silenzio di ben 4 operatori, è anche da sottolineare il comportamento trasparente e responsabile di altri. Riteniamo che il dato più interessante riguardi i controlli supplementari effettuati in 7 catene e la richiesta di garanzie particolari richieste ai fornitori da 6 rappresentanti della GDO. Tali comportamenti, adottati su base volontaria, potrebbero gettare le basi di una “best practice” da esportare a livello comunitario, anticipando così gli effetti di una legislazione ormai non più prorogabile”.

Ecco una breve sintesi delle 9 risposte pervenute al 14 marzo 2013, organizzate in base ai 4 quesiti posti:

  1. Erano presenti prodotti Buitoni (poi ritirati) nei supermercati?
  2. Erano presenti alimenti a marchio Findus prodotti dalle ditte coinvolte dallo scandalo?
  3. Avete effettuato controlli supplementari dovuti allo scandalo?
  4. Avete richiesto garanzie particolari ai fornitori?

La presenza di prodotti Buitoni (poi ritirati) è stata riscontrata nei supermercati di: Coop, Carrefour, SMA, Billa, Auchan e Despar Italia. Eurospin afferma di non avere prodotti di marca. Lidl Italia srl non vende prodotti Buitoni. Selex non ha risposto sul punto. Esselunga non vende Ravioli al brasato e Tortellini di carne a marchio Buitoni, ma ha volontariamente ritirato le lasagne al sugo surgelate di Buitoni. Crai non ha risposto allo specifico quesito osservando, in via generale, che i controlli effettuati sui suoi prodotti non hanno rilevato anomalie. Unes dichiara di aver ricevuto la segnalazione di non conformità da parte di un fornitore di un prodotto non a proprio marchio e di aver ritirato per cautela tutti i lotti di vendita di quel prodotto. Non è stato comunicato di che prodotto si tratti e con quale marchio sia stato commercializzato.

In sintesi, in 6 catene i prodotti erano sicuramente presenti, in 3 non erano presenti. Un gruppo non risponde. Uno non lo fa in maniera specifica e la risposta di un altro non permette di comprendere se il prodotto non conforme era a marchio Buitoni.

Rispetto alla presenza sugli scaffali di alimenti a marchio Findus prodotti dalle ditte coinvolte dallo scandalo, hanno negato, affermando di vendere prodotti a marchio Findus provenienti solo da CSI srl, industria italiana: Coop, Carrefour, SMA e Auchan. Eurospin nega presenza di prodotti di marca. Lidl Italia srl non vende prodotti Findus. Selex nessuna specifica. Esselunga non ha chiarito se vende tali prodotti. Gruppo Billa afferma di aver ritirato i prodotti segnalati dalle aziende produttrici e/o Autorità preposte ma non chiarisce se avevano prodotti a marchio Findus acquistati da aziende coinvolte. Crai non ha risposto allo specifico quesito osservando, in via generale, che i controlli effettuati sui suoi prodotti non hanno rilevato anomalie. Despar Italia: afferma di aver interrotto la commercializzazione in conformità delle indicazioni dell’autorità sanitaria o dei fornitori coinvolti. Unes dichiara di aver ricevuto la segnalazione di non conformità da parte di un fornitore di un prodotto non a proprio marchio e di aver ritirato per cautela tutti i lotti di vendita di quel prodotto. Non è stato comunicato di che prodotto si tratti e con quale marchio sia stato commercializzato.

In sintesi 6 catene affermano di non avere quei prodotti a marchio Findus, 2 non rispondono, 2 li avevano. Un gruppo non risponde in maniera specifica e la risposta di un altro non permette di comprendere se il prodotto non conforme era a marchio Findus.

Rispetto ai controlli supplementari, effettuati in seguito allo scandalo, ecco le risposte: Billa, Eurospin (ricerca di DNA equino), Coop, Carrefour, Lidl Italia srl (conferma controlli da parte laboratori accreditati), Esselunga, SMA (ricerca DNA cavallo e fenilbutazone), Auchan (ricerca DNA cavallo e fenilbutazone). Selex non specifica. Crai non ha risposto allo specifico quesito osservando, in via generale, che i controlli effettuati sui suoi prodotti non hanno rilevato anomalie. Despar Italia afferma di aver analizzato un campione per ogni referenza a proprio marchio e di non aver rilevato in alcuno presenza di carne equina. Unes afferma di aver affidato ad un laboratorio terzo la ricerca di tracce di carne equina su tutti i prodotti a proprio marchio. Tutti i risultati sono stati negativi. Sono stati allegati i rapporti di prova del marzo 2013.

In sintesi 10 catene affermano di aver fatto controlli supplementari, una catena non risponde, un gruppo non risponde in maniera specifica.

Sulla richiesta di garanzie particolari ai fornitori, Eurospin ha richiesto dichiarazione a tutti i produttori di carne e contenenti carne quale ingrediente. Coop ha inviato “lettera di sensibilizzazione” con richieste di effettuare controlli di determinazione di specie sulle carni acquistate e sui prodotti finiti. Esselunga ha chiesto ai propri fornitori garanzie documentali ed analitiche sui prodotti contenenti carne bovina a rischio. SMA ha chiesto ulteriori garanzie ai propri fornitori (già sottoposti a “qualifica”) a marchio e non. Auchan ha chiesto ulteriori garanzie ai propri fornitori (già sottoposti a “qualifica”) a marchio e non. Carrefour, Lidl Italia srl e Selex non specificano nulla. Crai non ha risposto allo specifico quesito osservando, in via generale, che i controlli effettuati sui suoi prodotti non hanno rilevato anomalie. Despar Italia afferma di aver domandato e ricevuto idonee garanzie di conformità. Unes dichiara di aver domandato ai fornitori una loro dichiarazione di conformità ed eventuali riscontri analitici.

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