Cesena, apre i battenti Macfrut

Apre i battenti oggi Macfrut, la maggior rassegna ortofrutticola del Bacino del Mediterraneo, è particolarmente indirizzata all’internazionalizzazione. Oltre alla partecipazione di operatori da tutto il mondo sono già state annunciate presenze ufficiali di buyers della GDO e degli ex Paesi dell’Est, oltre ad una nutrita delegazione dei Paesi BRICST. E tale aspetto di internazionalizzazione –uno dei must della rassegna che si tiene a Cesena dal 26 al 28 settembre– si riscontra nel fitto Programma Convegni. Tra le novità di quest’anno l’OSCAR Macfrut per l’innovazione, un modo per porre l’attenzione su quelle nuove realizzazioni (già presenti sul mercato e/o commercializzate) che riguardano quattro categorie: macchine e delle tecnologie per selezione e confezionamento; packaging e i materiali d’imballaggio; sementi e prodotti ortofrutticoli freschi; logistica e servizi.

Inoltre, anche quest’anno Macfrut è  fra i protagonisti della Settimana del Buon Vivere dove si intende l’alimentazione come una parte del patrimonio da valorizzare ai fini del benessere generale della persona. Ciò parte dal presupposto che Frutta e Verdura siano parte rilevantissima per il benessere personale, quindi, ortofrutta intesa non solo come importante elemento di salute, ma addirittura componente dello “star bene”, ovvero strumento fondamentale di uno stile di vita che va esteso ad un maggior numero di persone, nonostante la fase di crisi economica che l’Europa sta attraversando.

“L’ortofrutta è una risorsa importantissima per il Paese, che non va sottovalutata” ribadiscono Confagricoltura, Cia, Fedagri-Confcooperative, Legacoop Agroalimentare e Agci Agrital. “Non è esagerato dire che aumentare il consumo di frutta e verdura è una priorità nazionale, ne beneficia anche la spesa sanitaria. Prevenire è meglio che curare. Corretti stili di vita e alimentari permettono di ridurre la spesa sanitaria. Una dieta quotidiana sbagliata, povera di frutta e verdura, crea un problema diretto alla Sanità pubblica”. 

Oggi, in Italia si consuma circa il 25 per cento in meno di frutta e verdura rispetto a dieci anni fa. Un dato preoccupante per l’economia del settore, ma ancor più impressionante se si pensa alla ricaduta sulla salute pubblica.

Nello stesso periodo i costi del Servizio sanitario nazionale sono lievitati del 40,9% passando da 81,0 a 114,1 miliardi di euro e, secondo l’Osservatorio nazionale sulla salute, questa spesa è destinata addirittura a crescere, raggiungendo i 17 miliardi di euro nel 2015.

Una dieta corretta, che preveda il costante consumo di frutta e verdura ha effetti positivi per la salute, ad esempio riduce il rischio dell’ipertensione e quindi delle malattie cardiovascolari. I  quasi 5 milioni di obesi italiani costano 1.700 euro a persona e hanno un impatto sulla spesa sanitaria pubblica del 6,7%, con un costo sociale annuo pari a 8,5 miliardi di euro. Insomma, una spesa che grava su tutti gli italiani per 138 euro l’anno. Secondo una ricerca Bocconi-Sant’Anna un cittadino obeso costerebbe al Servizio sanitario nazionale più del doppio di una persona normopeso.

Il costo complessivo simulato, per il periodo 2010-2050, è pari a 347,5 miliardi di euro che vengono spesi per assistere milioni di cittadini che soffrono di obesità, ipertensione e di tutte quelle patologie generate da una cattiva alimentazione.

Il miglior investimento sulla salute resta la prevenzione. È sotto gli occhi di tutti, tuttavia, come la spesa degli italiani si sia purtroppo profondamente modificata, dal momento che si scelgono gli alimenti sempre più in base alle disponibilità del portafoglio. Il calo maggiore è attribuibile proprio alla frutta. Per contrastare tale tendenza occorrono misure intelligenti e straordinarie per attivare un processo virtuoso che riporti sulle tavole degli italiani e degli europei le giuste quantità di alimenti sani, necessari per il benessere fisico delle persone.

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