Ceta, Greenpeace: “Sotto attacco gli standard di sicurezza Ue”

Il Ceta mette a rischio gli standard europei per gli alimenti e per l’agricoltura. Mette in pericolo le norme restrittive sugli Ogm, le regole sull’etichettatura del paese d’origine per la carne, la stessa autonomia delle politiche decisionali degli Stati e della Ue, che potrebbero essere schiacciate dalle multinazionali attraverso il meccanismo di risoluzione delle controversie per la protezione degli investimenti previsto dall’accordo. Queste le accuse che Greenpeace muove verso il trattato commerciale fra Ue e Canada che entra in vigore oggi in via provvisoria.

Provvisoria, perché l’accordo entrerà pienamente in vigore solo quando sarà ratificato da tutti gli Stati Ue. Ma l’impatto è evidente, perché da oggi già entra in vigore il 90 per cento del trattato, e fra le misure sono comprese l’abbassamento dei dazi, l’aumento del volume del commercio e l’avvio della cosiddetta “cooperazione normativa” che “darà alle multinazionali un corridoio di accesso privilegiato ai decisori politici – spiega Greenpeace – I Parlamenti di molti Paesi membri stanno discutendo sulle implicazioni del Ceta e il Belgio, lo scorso 6 settembre, ha ufficialmente richiesto alla Corte di Giustizia europea un parere in merito al sistema di risoluzione delle controversie per la protezione degli investimenti (Investment Court System – ICS) previsto dall’accordo”.

L’accordo economico e commerciale fra Ue e Canada prevede, insieme all’abbattimento delle tariffe, anche quello delle “barriere non tariffarie”. Secondo la denuncia di Greenpeace e dell’Institute for Agriculture and Trade Policy (IATP), il trattato mette in pericolo gli standard europei in fatto di ambiente, benessere degli animali e sicurezza del cibo. “Sono a rischio le politiche agricole e alimentari europee (presenti e future) che sono più rigide delle norme canadesi o che mirano a proteggere maggiormente la salute umana o animale rispetto al commercio”, si legge nello studio. Le norme minacciate riguardano le restrizioni all’uso di Ogm, di ormoni della crescita e di sostanze chimiche antimicrobiche per il “lavaggio” della carne; le regole sull’etichettatura del paese d’origine dei prodotti per la carne e per altri alimenti (Country of Origin Labelling); le future restrizioni sulla clonazione degli animali e della loro prole e la loro etichettatura e tracciabilità. C’è insomma il rischio che arrivi in Europa il salmone Ogm canadese. E con esso, che vengano indebolite le regole sull’etichettatura del paese d’origine degli alimenti.

“Il Canada ha standard di sicurezza sugli alimenti inferiori a quelli europei, e un’economia agricola che dipende in modo più massiccio da additivi chimici e Ogm – si legge ancora nello studio –  La cooperazione normativa prevista dal Ceta alimenta una corsa verso il basso mediante un processo decisionale che facilita il coinvolgimento preliminare e attivo delle lobby industriali”. Gli standard di sicurezza alimentari saranno armonizzati verso il basso, mentre il sistema di risoluzione delle controversie per la protezione degli investimenti (ICS) permetterà alle aziende e alle multinazionali di sfidare le norme Ue e dei singoli Stati, sulla base di presunte discriminazioni o perdite di profitti.

 “Se il Ceta entrerà in vigore con il proposto sistema ICS di protezione degli investimenti, le grandi corporation nord americane dell’industria conserviera delle carni potranno denunciare a una corte arbitrale internazionale l’Ue e gli Stati Membri per i tentativi di espandere le norme sull’etichettatura di origine dei prodotti – denuncia Greenpeace – Discorso simile per la pasta e la volontà dell’Italia di introdurre la relativa etichettatura d’origine. Il Canada esporta grandi quantità di frumento in Italia, poi trasformato in pasta. Con l’entrata in vigore del Ceta, iniziative come questa potrebbero essere passibili di condanne e pesanti sanzioni”.

Commenta Federica Ferrario, responsabile della campagna Agricoltura sostenibile e Progetti speciali di Greenpeace Italia: “Questo accordo dà alle grandi aziende nord americane dell’agro-business nuovi strumenti per attaccare gli standard europei, per questo gli Stati Membri devono rigettare il Ceta, a cominciare dal nostro Paese che altrimenti agirebbe a tutto svantaggio del nostro tanto invidiato Made in Italy”.  Per oggi è previsto un tweetstorm in tutta Europa contro l’accordo, che approderà nell’Aula del Senato italiano il prossimo 26 settembre.

Alla campagna di protesta online ha aderito anche Federconsumatori. “L’accordo, non ci stanchiamo di ripeterlo, implica cambiamenti nettamente peggiorativi in termini di tutela della salute del consumatore e dell’ambiente, di risoluzione delle controversie tra investitori e Stato, di salvaguardia delle denominazioni italiane DOP e IGP e di garanzie per i lavoratori – ha detto il presidente Federconsumatori Emilio Viafora – La discussione sul Ceta, tra l’altro, si è svolta con modalità che definire poco trasparenti è un sottile eufemismo: una ragione in più per fermare la ratifica”.

 

 

@sabrybergamini

 

Notizia pubblicata il 21/09/2017 ore 17.15

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