CGUE: se un alimento è inadatto al consumo umano, bisogna informare i cittadini

Il consumatore deve essere informato quando un alimento è inadatto al consumo umano, anche se non è dannoso alla salute. Lo prevede il regolamento europeo sulla sicurezza alimentare che consente alle autorità nazionali di rendere noti i dati identificativi, in particolare, la denominazione dell’alimento e dell’impresa o della ragione sociale sotto la quale l’alimento è stato prodotto o trasformato o immesso sul mercato. E’ quanto precisa la Corte di Giustizia dell’Unione Europea in una sentenza pubblicata oggi.

Quando un alimento ha subito contaminazione, putrefazione, deterioramento o decomposizione, è inadatto al consumo umano e gli Stati membri devono organizzare un sistema di controlli e altre attività adeguate, compresa la comunicazione ai cittadini in materia di sicurezza e di rischio degli alimenti.

Ecco il caso su cui è intervenuta la Corte di Giustizia: alcune analisi condotte nel 2006 dall’Ufficio veterinario di Passau (Germania) presso stabilimenti della società Berger Wild GmbH, attiva nel settore della trasformazione e distribuzione di carne di selvaggina, hanno dimostrato che gli alimenti erano inadatti al consumo umano. Le autorità bavaresi volevano informare i cittadini, ma la Berger si è opposta, sostenendo che i prodotti potevano presentare alterazioni di tipo sensoriale, ma che non comportavano rischi per la salute.

L’azienda ha proposto la pubblicazione di una “comunicazione di allerta”, in cui avrebbe invitato i propri clienti a recarsi presso i loro abituali punti vendita per sostituire i prodotti interessati.

Ma il Ministro per la tutela dei consumatori del Freistaat Bayern ha annunciato, con 3 comunicati, il ritiro dal commercio dei prodotti spiegando che, stanti le condizioni igieniche ripugnanti riscontrate in alcuni stabilimenti, alla Berger era stato indirizzato un divieto provvisorio di immettere sul mercato i prodotti fabbricati o lavorati in tali stabilimenti. In un discorso al Parlamento della Baviera, poi, il Ministro ha affermato che la Berger aveva dichiarato lo stato d’insolvenza e non avrebbe più potuto svolgere commercio. Ritenendo di aver subito danni considerevoli a causa dei comunicati stampa del Ministero, la Berger ha chiesto un risarcimento.

Il Tribunale di Monaco ha chiesto aiuto alla Corte di giustizia che ha precisato che i cittadini vanno informati in casi del  genere e che un alimento inadatto al consumo umano è considerato “a rischio” ai sensi del regolamento comunitario e può rappresentare una minaccia per gli interessi dei consumatori, la cui tutela è uno degli obiettivi perseguiti dalla legislazione alimentare. Ne consegue che le autorità nazionali possono informarne i consumatori, nel rispetto degli obblighi del segreto professionale.

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