Coldiretti: agromafia, volume d’affari di 14 mld nel 2013

Agromafie, frodi alimentari, business dei rifiuti colpiscono l’agricoltura italiana. Il volume d’affari complessivo dell’agromafia sale a circa 14 miliardi di euro nel 2013, con un aumento record del 12 per cento rispetto a due anni fa, in netta controtendenza rispetto alla fase recessiva del Paese perché la criminalità organizzata trova terreno fertile proprio nel tessuto economico indebolito dalla crisi. E’ quanto è emerso dal Rapporto “Agromafie” sui crimini agroalimentari in Italia elaborato da Coldiretti/Eurispes e presentato nel fine settimana al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione a Cernobbio.

Le mafie, sottolinea il Rapporto, “controllano in molti territori la distribuzione e talvolta anche la produzione del latte, della carne, della mozzarella, del caffè, dello zucchero, dell’acqua minerale, della farina, del pane clandestino, del burro e, soprattutto, della frutta e della verdura. Potendo contare costantemente su una larghissima ed immediata disponibilità di capitale e sulla possibilità di condizionare parte degli organi preposti alle autorizzazioni ed ai controlli, si muovono con maggiore facilità rispetto all’imprenditoria legale. Con i classici strumenti dell’estorsione e dell’intimidazione impongono la vendita di determinate marche e determinati prodotti agli esercizi commerciali, che a volte, approfittando della crisi economica, arrivano a rilevare direttamente. Alcune stime – precisano Coldiretti/Eurispes – valutano almeno 5.000 locali di ristorazione in Italia in mano alla criminalità organizzata (bar, ristoranti, pizzerie), nella maggioranza dei casi intestati a prestanome”.

Quasi un immobile su quattro confiscato alla criminalità organizzata è su terreno agricolo: su 12.181 beni immobili confiscati alla criminalità organizzata, oltre il 23 per cento (2.919) è rappresentato da terreni agricoli. La criminalità organizzata mette le mani sulle campagne anche per il business dei rifiuti: l’accaparramento di terreni agricoli serve infatti anche a coprire il business criminale dei rifiuti che sviluppa un fatturato illegale che ha raggiunto quasi 3,9 miliardi, tra rifiuti speciali e urbani, con oltre cinquemila reati accertati nel 2012. Il fenomeno più preoccupante – sottolinea Coldiretti – è rappresentato dall’utilizzo delle campagne per lo smaltimento illegale di rifiuti, dai fanghi industriali alle sostanze tossiche. Le imprese criminali si impadroniscono dei terreni destinati alla produzione di cibo e li utilizzano come vere e proprie discariche. I campi vengono così contaminati spesso in maniera irreversibile, con gravi rischi per l’ambiente, ma anche per la salute delle persone poiché mafia e camorra, al fine di coprire l’attività di smaltimento illecito, continuano la coltivazione di ortaggi o altri prodotti.

A questi fenomeni si affianca, in tempo di crisi, l’aumento delle frodi a tavola, con un incremento record del 170 per cento del valore di cibi e bevande sequestrate perché adulterate, contraffate o falsificate. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sulla base dell’attività svolta dai carabinieri dei Nas dal 2007 al 2013: nei primi nove mesi del 2013 sono stati sequestrati beni e prodotti per un valore di 335,5 milioni di euro soprattutto con riferimento a prodotti base dell’alimentazione come la carne (24 per cento), farine pane e pasta (16 per cento), latte e derivati (9 per cento), vino ed alcolici (8 per cento), ma anche in misura rilevante alla ristorazione (20 per cento) dove per risparmiare si diffonde l’utilizzo di ingredienti low cost che spesso nascondono frodi e adulterazioni. A preoccupare – precisa la Coldiretti – è il fatto che su 28.528 controlli in ben 9.877 casi sono state individuate non conformità, in altre parole in quasi un caso su tre. Accade così che quasi un italiano su cinque (18 per cento) sia stato vittima nel 2013 di frodi alimentari, con l’acquisto di cibi fasulli, avariati o adulterati.

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