Consiglio dei Ministri: ddl per commercializzazione prodotti derivanti da pomodoro trasformato

Via libera del Consiglio dei Ministri a uno schema di disegno di legge che definisce i requisiti di qualità dei prodotti trasformati derivanti dal pomodoro fresco. Nel ddl ci sono norme per disciplinare la qualità necessaria alla commercializzazione e sanzioni in caso di inosservanza.

Il CdM, informa Palazzo Chigi, su proposta del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, “ha approvato lo schema di disegno di legge contenente la disciplina dei requisiti di qualità che devono possedere i prodotti trasformati dal pomodoro fresco per poter essere commercializzati. Il disegno di legge ha lo scopo di colmare il vuoto legislativo verificatosi dal 1° gennaio 2011 e determinato dalla riforma delle norme comunitarie in materia, che stabilivano le definizioni e le caratteristiche qualitative di tali prodotti”. Nel ddl ci sono norme per disciplinare i requisiti di qualità che i prodotti derivanti dal pomodoro fresco devono avere per essere commercializzati e sanzioni in caso di inosservanza.

Per Coldiretti, il provvedimento rappresenta però una “occasione perduta per estendere l’obbligo di indicare la provenienza in etichetta dalla passata a tutti gli altri derivati del pomodoro”. Secondo l’associazione, “è particolarmente grave che tra gli standard di commercializzazione dei derivati del pomodoro previsti nello schema di disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri non sia previsto l’obbligo di indicare la provenienza in etichetta, dopo che nel 2011 si è verificato un aumento del 17% delle importazioni dalla Cina di derivati del pomodoro per un totale di 113 milioni di chili, pari al 15% della produzione di pomodoro fresco italiana destinato alla trasformazione”.

Sulla stessa linea Federconsumatori e Adusbef: “È gravissimo che non si tenga conto, nello schema di disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri sugli standard di commercializzazione dei derivati del pomodoro, di una legge approvata con larga condivisione nel 2011, che prevede l’indicazione in etichetta dell’origine per tutti gli alimenti – affermano le due associazioni – Un atteggiamento incomprensibile ed inaccettabile, che danneggia il made in Italy aprendo le porte alla commercializzazione di prodotti, anche di scarsa qualità, provenienti dall’estero. È indispensabile che il Parlamento, nel rispetto della legge precedentemente approvata sull’indicazione di origine in etichetta, modifichi il disegno di legge, rendendo esplicito tale obbligo anche tra gli standard sulla commercializzazione dei derivati del pomodoro”.

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