L’italian sounding e il caso Simest

Parmesan, Parmesanito, Parmesao. Sono i nomi fantasiosi delle imitazioni all’estero del nostro Parmigiano. Prodotti che richiamano il concetto di italianità, ma che di italiano, nella ricetta e nelle materie prime, nulla hanno.

E’ il fenomeno dell’italian sounding, una delle forme più subdole di contraffazione alimentare. Difficile da accettare in qualità di consumatori e produttori italiani. Ancor più difficile se poi si scopre che proprio lo Stato italiano, anche se indirettamente, finanzia situazioni del genere. E’ il cd caso Simest, la storia di una società a partecipazione governativa che controllerebbe aziende che all’estero producono prodotti che richiamano il made in Italy  ma che non hanno nulla a che fare con l’Italia. Si tratta di una “situazione paradossale” segnalata più volte al Governo da Coldiretti  che si chiede perché lo Stato, tramite la Simest Spa, incentivi la produzione di pecorino prodotto in Romania, con latte rumeno sotto un marchio richiamante palesemente l’italianità.

 Chi è Simest
La Simest Spa è la Società italiana per le imprese miste all’estero. E’ stata istituita dalla legge 100 del 1990, successivamente modificata dall’articolo 20 del decreto legislativo 143 del 1998. Obiettivo della società è quello di fornire assistenza e consulenza alle imprese in merito alla internazionalizzazione della loro attività e alla costituzione o acquisizione di quote di minoranza in imprese al di fuori dell’Unione Europea. Come spiega la Relazione sulla contraffazione nel settore agroalimentare a cura della Commissione parlamentare di inchiesta, il 76% del capitale sociale della società è detenuto dal Governo italiano. La restante parte è partecipata da molti soggetti privati quali banche e associazioni imprenditoriali. Alcuni esempio sono San Paolo Imi Spa, Unicredit Spa ed Eni Spa.

Simest possiede una quota minoritaria della Roinvest Srl, società che controlla la Lactitalia Srl. Imrpesa, quest’ultima, al centro delle polemiche del cd caso Simest, in quanto è la società che in Romania produce formaggi ottenuti da latte ungherese e romeno con nomi tipici dell’Italian sounding: Dolce Vita, Toscanella, Pecorino!

Italian sounding. Le cifre
Secondo il rapporto Eurispes-Coldiretti, il giro d’affari dell’italian sounding supera i 60 miliardi di euro l’anno, in pratica 164 milioni di euro al giorno. Il fenomeno riguarda soprattutto l’estero. Solo il Nord America “fattura” 24 miliardi l’anno a cofnronto di un export di prodotti alimentari autentici pari a circa 3 miliardi di euro. L’Europa sperimenta cifre anche maggiori: nel 2009 il business dell’italian sounding è stato stimato pari a una cifra di 26 miliardi di euro, pari al 43,3 % del totlae contro un valore delle esportazioni alimentari pari a circa 13 miliardi di euro. Facile immaginare le conseguenze per la bilancia commerciale italiana, in costante deficit nell’ultimo decennio. Per giungere ad un pareggio della bilancia commerciale del settore agroalimentare italiano – si legge nella Relazione della Commissione parlamentare – sarebbe sufficiente recuperare quote di mercato estero per un controvalore economico pari al 6,5% dell’attuale volume d’affare dell’italian sounding.

Da Coldiretti la mobilitazione contro la finanziaria pro Simest
Quali vantaggi traggono i cittadini italiani dal finanziamento pubblico di queste operazioni in termini occupazionali ed economici ?  Anziché finanziare il ritorno delle imprese in Italia perchè lo Stato investe risorse pubbliche per finanziare produzioni all’estero ? Sono le domande che Coldiretti ha avanzato a seguito della mobilitazione avviata sui finanziamenti accordati dalla finanziaria pubblica Simest a iniziative che danneggiano il Made in Italy. Per gli agricoltori si tratta di “un evidente caso di utilizzo improprio di risorse pubbliche, destinate alla produzione e distribuzione di prodotti alimentari nati all’estero, presentati come italiani, ma che nulla hanno a che fare con il tessuto produttivo del Paese. Un esempio concreto su dove colpire per evitare non solo che le risorse pubbliche vengano sprecate, ma che facciano addirittura danni al Made in Italy.

Per il Presidente Sergio Marini non è politicamente, economicamente e moralmente accettabile che lo Stato, che rappresenta tutti i cittadini italiani, finanzi direttamente o indirettamente la produzione o la distribuzione di prodotti alimentari che contaminano il valore del territori facendo concorrenza sleale a tutte le produzioni tipiche vere espressioni di quei territori.

La risposta del Ministro Catania
Proprio il presidente di Coldiretti, Marini, e il ministro per le Politiche Agrocole Alimetnare e Forestali, Mario Catania, si sono trovati a uno stesso tavolo a confronto sul caso Simest, in occasione della presentazione della Relazione sulla contraffazione nel settore agroalimentare a cura della Commissione parlamentare di inchiesta. “Sono d’accordo sul fatto che vada rimessa mano alla questione Simest – ha dichiarato Catania – e ho già posto il problema al ministro Passera. Non si può contribuire col denaro dei cittadini a investimenti all’estero che danneggiano i produttori italiani”.

A cura diS ilvia Biasotto

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