Crisi, Coldiretti: due italiani su tre riducono spreco di cibo

Con la crisi cambiano i comportamenti degli italiani, che tendono a ridurre lo spreco: il 67% fa la spesa in modo più oculato, il 59% utilizza gli avanzi per fare nuovi piatti, il 40% riduce le dosi acquistate e il 38% fa più attenzione alla data di scadenza dei prodotti. In particolare, due italiani su tre (65%) hanno ridotto o annullato lo spreco di cibo.  E’ quanto emerge da una analisi realizzata da Coldiretti/Swg  e presentata in occasione di “Eating City, pranzo contro gli sprechi” gratuito per 3mila persone con gli scarti derivanti dal commercio alimentare realizzato a Torino insieme al mercato degli agricoltori di Campagna Amica. Oltre ai comportamenti antispreco, aumentano anche coloro che vanno ad acquistare direttamente dal produttore nelle botteghe o nei mercati di campagna amica che garantiscono un miglior rapporto prezzo qualità ma anche una maggiore freschezza negli acquisti di frutta e verdura.

L’effetto antispreco di tali comportamenti è importante se si considera che in Italia viene perso cibo dal campo alla tavola per oltre dieci milioni di tonnellate. Si stima che finisca nel bidone della spazzatura circa il 25 per cento di quello acquistato dalle famiglie. Oltre ad una perdita di risorse si tratta che di un comportamento che contribuisce notevolmente ad aggravare il problema dei rifiuti prodotti in Italia che sono pari in media a 541 chili a persona all’anno per un totale di 32,5 milioni di tonnellate, dei quali ben quasi un terzo sono di natura organica.

Si tratta del resto di un problema globale: circa un terzo del cibo prodotto a livello mondiale per il consumo umano viene buttato o perso, come le risorse usate per produrlo. Secondo dati Fao, perdite e sprechi di cibo ammontano a quasi 680 miliardi di dollari nei paesi  industrializzati e a circa 310 miliardi di dollari nei Paesi in via di  sviluppo. Nei Paesi industrializzati gli sprechi avvengono nelle fasi della vendita e del consumo con un valore medio pro capite per un consumatore europeo o del Nord America che si  attesta tra i 95 e i 115 kg l’anno mentre i consumatori nell’Africa  Sub-Sahariana e nel Sud Est Asiatico sprecano annualmente molto meno, fra i 6 e  gli 11 kg di cibo pro capite.

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