Dove sono le mucche da latte? Ciwf: “Paese a pascolo zero”

Mucche al pascolo su prati verdi, all’aria aperta e sull’erba. Sicuri che sia proprio così? Il marketing lo promette ma la realtà è spesso diversa. La realtà è in molti casi quella di un’Italia a pascolo zero, con una Pianura Padana diventata  “terra senza animali” perché la maggior parte delle vacche da latte passano la loro vita nei capannoni degli allevamenti intensivi e al coperto. A ribadirlo è il Ciwf Italia, che si occupa di benessere degli animali da allevamento. L’associazione chiede di approvare un’etichetta volontaria secondo il metodo di allevamento per i prodotti lattiero-caseari.

“L’industria intensiva del latte ha infatti sostituito il metodo naturale del pascolo con la pratica di tenere gli animali imprigionati in capannoni. Ma senza dirlo a chiare lettere ai consumatori, che continuano a comprare prodotti che spesso presentano sulle confezioni immagini o colori che richiamano il verde dei pascoli”, denuncia il Ciwf, che per questo chiede un sistema di etichettatura secondo il metodo di produzione che permetta di evitare le pubblicità fuorvianti. L’associazione, che si batte per il superamento dell’allevamento intensivo, racconta che in Pianura Padana sono “scomparsi” dai campi gli animali da allevamento, tutti tenuti nei capannoni. Un’esperienza che però non è la sola via percorribile per le produzioni alimentari, come dimostra quanto invece accade in Abruzzo, racconta il Ciwf, dove ci sono esperienze di animali che vanno al pascolo e all’aperto.

“Come spiega Philip Lymbery, CEO di Ciwf, nel capitolo dedicato all’Italia del suo ultimo libro, Dead Zone, l’allevamento e l’agricoltura intensivi in Italia non solo non rispettano il benessere animale ma hanno anche un impatto negativo sull’ambiente e sulla biodiversità – racconta l’associazione –  Inquinamento, alterazione degli ecosistemi naturali, monoculture che fanno largo uso di pesticidi: tutti fenomeni connessi che hanno come denominatore comune l’allevamento intensivo. I consumatori hanno il diritto di poter conoscere il metodo di allevamento da cui provengono i prodotti di origine animale. Per i prodotti lattiero-caseari, in Italia, non esiste nessun tipo di etichettatura, né obbligatoria né volontaria”. Per questo l’associazione chiede di firmare la petizione e promette che quando sarà formato il nuovo Governo, consegnerà al Ministro delle Politiche Agricole le firme di tutti coloro che chiedono un’etichettatura volontaria secondo il metodo di allevamento per i prodotti lattiero-caseari.

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