Etichette semaforo, come indirizzano le scelte nutrizionali

L’Italia si è dimostrata fortemente contraria all’ipotetica introduzione delle etichette semaforo. In particolare perché potrebbero mettere al bando i nostri prodotti tipici per i quali siamo famosi in tutto il mondo. Ma sul fronte dell’efficacia che questa comunicazione porterebbe in termini di scelte nutrizionali, i bollini rossi, gialli verdi, sarebbero veramente utili? Le opinioni sono discordanti. Ci sono studi che ne dimostrano cambiamenti positivi nelle scelte dei consumatori ed esperti, come Andrea Ghiselli, dirigente di ricerca CRA-NUT  da noi intervistato, che affermano esattamente il contrario.

 

L’ipotesi di valutare l’adozione delle etichette semaforo arriva dalla Gran Bretagna dove è stato previsto un regime volontario di etichettatura nutrizionale che classifica gli alimenti con il verde, il giallo o il rosso sulla base del contenuto di sale, zucchero, grassi e grassi saturi presente in 100 grammi di prodotto. I colori, pertanto, non classificano il prodotto ma si abbinano ai suoi contenuti.

Secondo una ricerca del Massachusetts General Hospital pubblicata su American Journal of Preventive Medicine, il sistema semaforo a due anni dalla sua introduzione in via sperimentale nella mensa e nella caffetteria dell’ospedale, afferma con successo la modifica dei modelli di acquisto sia dei lavoratori che dei clienti esterni. I colori sono stati abbinati sulle etichette dei prodotti offerti dalla mensa dell’ospedale e nei distributori self-service. In pratica è diminuita la spesa per i prodotti più grassi (-20%) e aumentata quella per gli alimenti contrassegnati con il bollino verde (+12%).

Ma siamo sicuri che acquistare solo alimenti con bollini verdi sia veramente la scelta migliore per la nostra salute? Secondo Andrea Ghiselli “Il semaforo divide tra alimenti buoni e cattivi e tende a far scegliere solo gli alimenti indicati come “buoni”. Non è detto che si riesca a comporre una dieta equilibrata solo con tale categoria”.

Questo significa che si può avere una dieta equilibrata consumando anche prodotti con qualche bollino giallo o verde, ma ricchi di nutrienti importanti? Facciamo un esempio insieme all’esperto. “Nel caso dell’olio extra vergine di oliva è inevitabile il bollino rosso sotto la voce grassi – spiega Ghiselli – ma è difficile immaginare in una dieta un consumo giornaliero pari a 100 gr. Un consumatore, paradossalmente, potrebbe decidere di usare un dressing con ingredienti privi di bollini penalizzanti ma con il rischio di esagerare. E’ evidente che il sistema semaforo non fa altro che portare a comporre una dieta con scelte mediocri”.

Difetto del sistema semaforo non è solo quindi quello di catalogare superficialmente i prodotti alimentari ma anche di far solo riferimento a 100 grammi e non alle porzioni. Meglio le Gda, ovvero le quantità giornaliere indicative che dovremmo consumare. “L’oculatezza nelle scelte del consumatore si può avere con un sistema molto efficace come le Gda, dove si possono verificare per la porzione che si sta consumando quanto occupa nell’ambito del mio fabbisogno giornaliero. Inoltre le Gda sono riferite a porzione e questo ci consente di capire quanto ciò che stiamo in quel momento mangiando agisce sulla nostra dieta complessiva, Il consumatore deve riappropriarsi delle proprie scelte alimentari, conclude Ghiselli”.

 A cura di Silvia Biasotto

 

Un commento a “Etichette semaforo, come indirizzano le scelte nutrizionali”

  1. costante ha detto:

    In fondo è un problema di consapevolezza, corretta educazione e maturità dei consumatori: se ci sono tanti dubbi vuol dire che i nostri consumatori, e chi li informa, ancora non sono ad un livello di educazione alimentare equilibrata sufficiente per fare scelte ragionate e non di pancia. Su questo influisce anche la disinformazione un po’ terroristica dei media. E’ chiaro per esempio, ma non ancora a tutti, che senza grassi non si vive, e che niente grassi fa peggio talvolta di troppi grassi, eppoi quali grassi?
    Purtroppo bisogna cominciare dalla scuola primaria, ma i docenti o ne sanno meno degli alunni, o spesso hanno una preparazione “ideologica” con i paraocchi, dannosissima per chi li ascolta. Ne abbiamo avuto esempi lampanti durante le discussioni che seguono le visite di scolaresche agli stabilimenti alimentari.