Forestale ed Eurispes: paesaggio alimentare italiano ricco e vulnerabile

I pirati agroalimentari ogni anno sottraggono all’Italia 60 miliardi di euro di valore di cibo contraffatto e spacciato nel mondo come Italian sounding: sono le stime del Corpo Forestale dello Stato, per il quale “la sicurezza alimentare costituisce un tema di grande attualità per l’Italia ed investe essa stessa molteplici aspetti legati al valore della qualità del cibo, della salute umana, alla difesa dell’ambiente e del territorio contro l’abbandono e il degrado. Questione alimentare, ambientale ed energetica sono strettamente interconnesse. Mantenere sul territorio quelle produzioni agricole tipiche della filiera agroalimentare di eccellenza del Made in Italy, capaci inoltre di generare alte remunerazioni in termini economici, elevati redditi per gli agricoltori, costituisce un’azione prioritaria ai fini della valorizzazione e della difesa dell’ambiente e dei servizi indotti sul territorio”.

È quanto si legge in una nota congiunta del Corpo Forestale dello Stato e di Eurispes, che oggi hanno presentato insieme un rapporto sullo stato del paesaggio alimentare italiano. Alimentare, ma non solo, perché nel rapporto si evidenziano anche i problemi del territorio e del suolo, legati al rischio idrogeologico e sismico e alle diverse cause che ledono il territorio. La cementificazione, l’urbanizzazione, l’abusivismo edilizio, il disboscamento, la mancata manutenzione dei corsi d’acqua stanno rendendo i suoli italiani più poveri e quindi più vulnerabili agli agenti atmosferici – evidenzia lo studio – C’è poi la piaga degli incendi boschivi: secondo i dati del Corpo Forestale dal 1970 al 2012 sono andati in fumo circa 4.451.831 Ha di territorio, il 46% di superficie boscata ed il 64% di superficie non boscata.

In un contesto del genere, in cui “questione alimentare, ambientale ed energetica sono strettamente interconnesse”, il rapporto evidenzia i cambiamenti in atto in tema di agroalimentare ma anche il peso del Made in Italy in termini economici.

Sostiene lo studio: “È cresciuta la distanza fisica, tecnologica e tipologica fra i luoghi di produzione e di utilizzazione dei prodotti, è aumentata l’originalità degli alimenti, è mutata la distribuzione del prodotto, si è allungata la filiera dei prodotti e si è sviluppato il fenomeno delle sofisticazioni alimentari, vere e proprie frodi alimentari perpetrate ai danni del consumatore vittima di danni di natura economica e igienico-sanitaria. Tali aspetti hanno modificato la gerarchia dei problemi collegati al settore, richiedendo interventi specialistici finalizzati a garantire al consumatore alti livelli di qualità agroalimentare. Il tema della tracciabilità della filiera alimentare è quindi divenuto fondamentale nel dibattito che rivendica sempre più spesso un monitoraggio puntuale di tutti i percorsi dell’alimento, dal campo alla tavola. L’Italia, in questo nuovo scenario, si presenta come un paese ricco e per questo vulnerabile a livello internazionale: con le sue 242 Denominazioni Riconosciute è al primo posto della graduatoria comunitaria dei prodotti tipici e possiede oltre il 22% dell’intera fetta di mercato europeo”. Italia dunque come ricca e vulnerabile, esposta alla pirateria agroalimentare, ma nel quale il settore agroalimentare ha un ruolo determinante.

La quota di export agroalimentare italiano sul commercio mondiale si attesta da diversi anni su una cifra superiore al 3,5% e l’esportazione dei prodotti tipici vale circa 24 miliardi di euro sulla bilancia dei pagamenti del nostro Paese, rileva l’Eurispes, che conclude: “l’enogastronomia italiana è quindi un tratto distintivo dello stile italiano, uno dei fattori di successo e di identificazione del Made in Italy: per questo i prodotti dei cibo italiano sono spesso oggetto di sofisticazioni alimentari. Sulla base del giro di affari complessivo della criminalità organizzata stimato dall’Eurispes in 220 miliardi di euro, quello dell’Agromafia viene calcolato pari a 12,5 miliardi di euro, equivalenti al 5,6% del totale”.

 

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