Forestale: nel 2015 controlli su tutta la filiera e nuove tecniche di indagine

Oltre 8.400 controlli lungo la filiera agroalimentare che hanno portato al sequestro di circa 2milioni di euro, 1.262 sanzioni amministrative e 250 persone denunciate. Sono i risultati dell’attività operativa del Corpo Forestale nel 2015. Gran parte dei controlli hanno riguardato le tipicità come le Dop e le Igp (1.087) e il fronte dell’etichettatura e tracciabilità (1.876).

E proprio su prodotti come l’olio extravergine, il Parmigiano Reggiano Dop che si sono concentrate le operazioni della Forestale. Tra le operazioni da segnalare nel 2015 troviamo a scoperta di falso pane Dop pugliese nel barese, il sequestro nel veronese di falsi vino Doc e Igp. In tema di olio extravergine di oliva recentemente nel brindisino e nel barese sono stati sequestrati lotti riconosciuti come falso olio extravergine di oliva 100% italiano in molte aziende aventi sede a Fasano, Grumo Appula e Monopoli. Proprio nel corso di questa operazione è stata l’occasione per utilizzare la tecnica innovativa del riconoscimento del DNA delle cultivar di olive presenti nell’olio tramite analisi molecolare. Tecnica che ha permesso di sequestrare circa 7mila tonnellate di olio.

Il tema delle tecniche di indagine scientifica è centrale per l’attività investigativa del Corpo forestale. “Dopo l’impiego della rilevazione degli alchil esteri per la scoperta dell’olio deodorato, si sta lavorando su molti altri marcatori. E’ una via di indagine importante per evitare che i controlli abbiano un forte impatto sulle attività produttive”, ha detto Amedeo De Franceschi, direttore del Naf della Forestale, durante la presentazione di ieri dell’ultima operazione sulle olive “verniciate” di verde smeraldo grazie all’aiuto del solfato di rame.

La collaborazione tra la Forestale e l’Università di Parma ha permesso l’avvio di una campagna straordinaria di controllo nazionale per verificare il rispetto del divieto di utilizzo degli insilati (un tipo di foraggi) e indirettamente l’intera filiera del Parmiggiano Reggiano Dop. La metodologia si basa sull’impiego di determinati marcatori biochimici che sono molecole (CPFA, acidi grassi ciclo propilici) che si formano negli insilati e si ritrovano nel latte e nei formaggi derivati.

“Abbiamo voluto indagare le diffuse confezioni di Parmigiano Reggiano Dop grattugiato e porzionato in vendita presso i principali supermercati di Italia imballato o sfuso, ovvero le comuni vaschette trasparenti preparate dai supermercati stessi”, ha spiegato il Commissario Lando Desiati. I risultati sono stati interessanti: “ Su 126 campioni prelevati da tutto il territorio nazionale – ha proseguito Desiati – il 4% circa è risultato positivo e dunque non conforme. Si tratta cioè di un mix di formaggi vari grattugiati, venduto però come Parmigiano Reggiano Dop a un prezzo ovviamente superiore. Di questa percentuale fuori norma l’80% riguardava il prodotto sfuso”.

Anche sul fronte della ricerca di OGM sono state sperimentate dal Corpo nuove tecnologie innovative grazie all’aiuto delle api. Dopo aver appurato che la trasmissione avviene per effetto del vento che per gli insetti che trasportano il polline, il lavoro delle api ha fornito un mezzo di screening efficace ed ecompatibile dei campi. “Sono state poste alcune arnie per la valutazione dello stato delle colture e il miele analizzato ha poi fornito notizie e dati sullo stato dei campi evidenziando le colture contaminate anche con livelli estremamente bassi”, ha spiegato Desiati.

A cura di Silvia Biasotto

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