Giornata contro lo spreco alimentare: surgelati e app per ridurre il cibo gettato via

Alla vigilia della V Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, in programma per il prossimo 5 febbraio, i primi dati sullo spreco domestico reale mostrano che circa 100g di alimenti a testa finiscono ogni giorno nel cestino della spazzatura. Ogni anno si arriva a 36,92 kg di alimenti edibili, per un costo di 250 € all’anno (Dati progetto Reduce- Last Minute Market). Ogni famiglia getta 84,9 kg di cibo nel corso dell’anno: a livello nazionale sprechiamo 2,2 milioni di tonnellate di alimenti all’anno, per un costo complessivo di 8,5 miliardi €.

Molte sono le iniziative e i consigli che arrivano da più parti con l’intento di abbattere ulteriormente la percentuale di spreco alimentare, già diminuito del 40% rispetto al livello dello scorso anno, segno che, attraverso efficaci campagne di comunicazione e sensibilizzazione, i consumatori adottano più facilmente comportamenti responsabili.

Coop, ad esempio, si impegna da anni sotto questo aspetto con la campagna “Meno Spreco, Più Solidarietà”, un lavoro finalizzato a prevenire e ridurre la formazione delle eccedenze alimentari e a donarne quella quota che inevitabilmente si genera nel processo distributivo.

Nel 2016, con il progetto “Buon Fine”, le sette maggiori cooperative di consumatori italiani e due medie hanno donato, attraverso il 75% dei propri punti di vendita, 6 mila tonnellate di derrate alimentari – in grado di generare non meno di 7 milioni di pasti – per un valore pari a 28 milioni di euro, a 943 associazioni di volontariato e caritative.

L’ultima novità in materia è un portale e l’app www.coopnospreco.it dedicati da Coop alle persone, alle famiglie, alle scuole, agli enti territoriali, alle piccole imprese e alle associazioni caritatevoli e di volontariato, per divulgare e incentivare la lotta allo spreco alimentare in casa e fuori casa e per favorire le donazioni dell’invenduto.

Il portale attivo da metà dicembre 2017 ha avuto fino ad ora 440.000 accessi e sono più di 600 le app installate; sul sito tra l’altro un ricco ricettario degli avanzi e una serie di tutorial virtuali che permettono di esplorare i 7 ambienti presenti (casa, orto, scuola, ristorante, farmacia, supermercato, associazioni di solidarietà) e scoprire come ridurre nel quotidiano e con pochi piccoli accorgimenti gli sprechi di cibo, di prodotti per l’igiene e farmaci scegliendo le soluzioni più adatte per sé e per la propria famiglia.

Per il consumatore finale, un alleato importante, nella lotta allo spreco alimentare, viene dal mondo dei surgelati che sarebbero in grado di ridurre il cibo gettato nella pattumiera del 47%. Il ricorso ai cibi “sotto zero” garantisce, inoltre, un maggior risparmio economico, di acqua e di risorse energetiche. Punti di forza che, in occasione della “Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare” è importante tenere in considerazione.

Se recuperare gli sprechi è fondamentale, prevenirli è ancora più importante: solo in questo modo si può realisticamente agire sullo spreco di cibo nelle case, che rappresenta la reale voragine di questo fenomeno. “Adottare abitudini di consumo sostenibili”, sostiene Vittorio Gagliardi, Presidente IIAS (Istituto Surgelati), “è la soluzione chiave al problema.

Nei Paesi industrializzati, la quota maggiore degli sprechi avviene nelle fasi finali della filiera agroalimentare, in pratica nelle case e nella ristorazione.

Come dimostrano i dati degli studi condotti dalla Sheffield Hallam University, il 42% degli sprechi alimentari si verifica a livello domestico: circa la metà del cibo gettato proviene dalle case dei consumatori. La maggior parte finisce direttamente dal frigorifero o dalla tavola nel cassonetto dell’immondizia, perché non consumato entro la data di scadenza oppure perché cucinato in quantità eccessiva.

I motivi per i quali i prodotti surgelati possono essere considerati un valido alleato “anti-spreco” sono molteplici e sotto gli occhi di tutti i consumatori. Innanzitutto, la lunga durata di conservazione permette di utilizzarli prima che si deteriorino; un maggior controllo nelle porzioni e nelle quantità consente, inoltre, di utilizzare solo ciò di cui si ha davvero bisogno; la quantità acquistata corrisponde a quella che si mangia (niente sbucciature, spinature, lavaggi), con pochi scarti in casa: si consuma tutto ciò che si acquista e diventa più facile fare anche la raccolta differenziata dei rifiuti; si riduce il consumo di acqua nelle case dei consumatori: tutti gli ortaggi sono già lavati e puliti; c’è un minore spreco di risorse energetiche per la cottura dei cibi: i tempi di preparazione sono nettamente più brevi; infine, le materie prime utilizzate vengono raccolte, pescate e lavorate nelle zone più vocate, dove la grande esperienza locale sa come risparmiare acqua, risorse energetiche e ottimizzare il recupero degli scarti.

“Di fatto, lo spreco alimentare”, conclude Gagliardi, “non è soltanto una perdita economica per il consumatore: con quanto si spreca, si potrebbe sfamare un terzo della popolazione mondiale. “Sprecare” significa, non solo non poter garantire cibo sufficiente per tutti, ma anche perdere risorse preziose utilizzate nella produzione, come terreno fertile, acqua, energia, concimazioni.

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