Grom, ilfattoalimentare.it svela i segreti del “gelato come una volta”

Gelato artigianale? No, gelato come una volta. Ma che vuol dire? Ilfattoalimentare.it svela i segreti di Grom, la gelateria nata a Torino nel 2003 e diventata in poco tempo famosa in tutto il mondo per i suoi gusti al limone Sfusato di Amalfi, alla nocciola Tonda Gentile Trilobata delle Langhe, e al pistacchio di Bronte, per citarne solo alcuni.

Il colosso del gelato punta alla freschezza degli ingredienti e alla qualità del processo produttivo, garantita dalla centralizzazione della prima fase della produzione (la miscelazione degli ingredienti). Roberto La Pira, direttore de ilfattoalimentare.it, ha messo a nudo alcune pecche del gelato Grom.

In un video andato in onda nel programma di Consumi&Consumi di RaiNews24 si vede come il gelato di Grom sia “preparato in un unico centro a Mappano di Caselle in Piemonte, dove la miscela viene pastorizzata, congelata e trasferita nei punti vendita per essere mantecata prima di finire nelle vaschette di vendita del banco frigorifero”. “Il processo industriale è impeccabile – dice La Pira – anche se diversi passaggi compromettono un po’ la struttura del gelato”.

Il vero cono artigianale, infatti, è preparato e venduto in giornata, come un piatto di spaghetti cotto al momento. “Quello di Grom, invece, pur essendo fatto con materie prime eccellenti, assomiglia ad un precotto surgelato e riscaldato”. E poi c’è un altro particolare da sottolineare: “Grom dichiara di non usare additivi, mentre contiene l’E410 che è un addensante conosciuto con il nome di farina di semi di carrube utilizzato anche da moltissimi artigiani”.

Infine, la caratteristica di Grom è di non contenere monodigliceridi degli acidi grassi alimentari, una categoria di emulsionanti in grado di amalgamare la panna con la miscela acquosa. Questa scelta modifica la struttura del gelato che assume un aspetto rugoso e non proprio morbido e vellutato.

In poche parole, se fossimo a scuola, il gelato Grom otterrebbe  un voto di poco superiore al 7 con una qualità buona ma non eccellente, che non regge il confronto con altre gelaterie artigianali.

Un commento a “Grom, ilfattoalimentare.it svela i segreti del “gelato come una volta””

  1. Antonio Neri ha detto:

    D’accordo, è scorretto dichiarare il gelato privo di additivi mentre si impiega E 410 farina di semi di carrube come addensante. Ma le caratteristiche organolettiche del gelato sono certamente migliori con questo additivo (usato dalla totalità degli artigiani) piuttosto che con i monodigliceridi (usati per il gelato industriale) che all’aspetto “vellutato” (che piace a IL FATTO ALIMENTARE) uniscono un sensazione di “untuoso” alla lingua ed al palato. Quindi considerate le differenze (che sono molte e varie) fra gelato artigianale e gelato industriale è azzardato attribuire punteggi (che spettano al consumatore)