Insalata, trovato topicida in Germania su prodotto proveniente da Italia

Psicosi collettiva o reale allarme? Nelle ultime settimane stiamo assistendo ad un’escalation di scandali alimentari che hanno messo in allerta tutta l’Europa (e non solo) e stanno provocando nei consumatori un senso di insicurezza. Dopo il caso della carne di cavallo trovata in molti prodotti al posto della carne bovina (sono ancora in corso i controlli e non si è ancora in grado di dire quanto il fenomeno sia vasto e quale sia l’origine), la settimana scorsa si è chiusa con un altro caso: l’insalata contaminata da veleno per topi trovata in Germania su un prodotto di origine italiana.

Le partite di lattuga romana – 110 cassette – sarebbero state importate da un grossista di frutta e verdura a Francoforte, Ozdemir Obst & Gemuse, e vendute nella regione del Reno-Meno. Durante un autocontrollo il grossista si è accorto della cosa ed ha subito allertato le autorità tedesche, fornendo la tracciabilità e attivando il richiamo del prodotto per la successiva distruzione. La notifica è avvenuta il 7 marzo, attraverso il sistema di allerta della Commisssione UE. Tale insalata proviene dall’azienda veneta “Ortofrutticola La Trasparenza”.

La conferma ufficiale è arrivata anche dal Ministero della Salute che ha già allertato gli assessorati della Regione Lazio e della Regione Veneto per l’adozione di eventuali misure cautelari. Ma il Ministero non può escludere che la contaminazione possa essere avvenuta nel magazzino del grossista tedesco, visto che il riscontro è stato effettuato in autocontrollo e non in seguito ad un controllo ufficiale delle autorità tedesche. Pertanto il Ministero della Salute a scopo cautelativo ha avviato tutte le procedure previste e contestualmente ha chiesto alle Autorità tedesche di effettuare controlli anche sulla ditta tedesca.

“Occorre fare al più presto massima chiarezza ed evitare inutili e dannosi allarmismi” sostengono Coldiretti e Cia-Confederazione italiana agricoltori. “Questa nuova vicenda rischia di innescare una spirale pericolosa a danno dell’agroalimentare del nostro Paese che, nel rispetto della sicurezza, ha sempre prodotto qualità e tipicità. Per questa ragione serve un immediato chiarimento anche per scongiurare conseguenze per le nostre esportazioni di verdure in Germania che ogni anno si avvicinano ai 400 milioni di euro di fatturato”.

Bisogna poi accertare concretamente in quale parte della filiera è avvenuta la contaminazione, per non mettere sotto accusa ingiustamente i nostri produttori. La Germania è il principale mercato di destinazione delle nostre verdure con un fatturato di 380 milioni di euro nel 2013, il 38% del totale esportato. “Va tutelato il primato nella sicurezza alimentare conquistato dalla produzione di frutta e verdura italiana a livello europeo – sottolinea la Coldiretti che ricorda che proprio la Germania qualche anno fa non aveva esitato a mettere sotto accusa gli incolpevoli cetrioli di fronte all’emergenza escherichia coli che poi è risultata essersi sviluppata in germogli di soia egiziani.

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