Italia a tavola 2013: un anno di sequestri e contraffazioni

Nel 2012 in Italia sono stati condotti 500 mila controlli nel settore agroalimentare che hanno portato al sequestro di 28 mila tonnellate di prodotti, per un valore economico di mezzo miliardo di euro. E se guardiamo all’Europa, gli scandali alimentari non mancano: dalla mucca pazza alla carne di cavallo ne abbiamo viste delle belle. Il dossier Italia a Tavola 2013, a cura del Movimento Difesa del Cittadino e Legambiente, fotografa la sicurezza alimentare nel nostro Paese e in Europa.

Giunto quest’anno alla sua Xa edizione, il report è stato realizzato grazie ai contributi dell’Agenzia delle Dogane, Carabinieri per la Tutela della Salute (Nas), Carabinieri per le Politiche Agricole e Alimentari (NAC), Capitanerie di Porto, Corpo Forestale dello Stato, Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e Repressione Frodi (Icqrf) e Ministero della Salute.

Incentrato sulla situazione nazionale, l’edizione 2013 contiene anche un focus sugli ultimi 10 anni di scandali alimentari in Europa: un’interessante panoramica che parte dai principali allarmi alimentari e percorre il cammino fatto a Bruxelles per raggiungere importanti norme a tutela del consumatore e della sicurezza degli alimenti. Ad esempio, dopo l’allarme mucca pazza è stata introdotta la tracciabilità della carne bovina, dopo l’aviaria è diventata tracciabile anche il pollame. E chi non ricorda il caso del latte in polvere alla melamina, prodotto in Cina, che ha messo in pericolo migliaia di bambini. Per non parlare delle tante vicende che ruotano attorno alla diossina, sostanza che ha scatenato una battaglia a colpi di sequestri e boicottaggi in diversi Paesi europei: dalla carne irlandese alla mozzarella di bufala campana, passando per le uova tedesche e i polli e i suini di Belgio e Olanda. Si arriva al 2013 con il caso ancora irrisolto dei frutti di bosco all’Epatite A.

Dal dossier Italia a tavola emerge come, per la sicurezza alimentare in Italia e in Europa, siano fondamentali certificazione, tracciabilità, qualità, garanzie igienico- sanitarie.

Passando alla situazione italiana,  l’attenzione si sposta sulla truffa per eccellenza: le alterazioni dei prodotti del made in Italy. Tutte le attività operative presentate nel dossier, ognuna nella sua specificità, indicano  come siano ancora tanti i tentativi di ledere l’integrità del made in Italy e di fare loschi affari a discapito dell’interesse del consumatore e molto spesso anche dell’erario, nonostante gli sforzi tesi a vigilare e a garantire la sicurezza alimentare.

In 10 edizioni di Italia a Tavola non sono mai mancate le contraffazioni, le usurpazioni dei marchi, dell’origine italiana dei prodotti e di tutta la qualità che la nostra tradizione enogastronomica rappresenta. Già nel primo rapporto del 2004 raccontavamo dell’uso illecito della denominazione protetta da parte di prodotti non certificati, quali formaggi e oli extra vergini. Nel 2012, da nord a sud dello stivale, oggetto di sequestri e sanzioni sono stati oli deodorati, vini falsi venduti in nero, formaggi imitati, prodotti ittici anonimi e pomodoro cinese spacciato come italiano.  

Un caso eclatante è rappresentato dal settore del vitivinicolo, nel quale, ad esempio ICQFR ha registrato il maggior numero di sequestri (il 47%), pari ad un valore di  oltre  20 milioni di euro.  Non minori gli illeciti rilevati dalle indagini dei  NAC sulla filiera del pomodoro, con particolare riferimento alle produzioni Dop San Marzano e biologico: evocazione in etichetta e sui documenti di vendita di falsi marchi Dop, falsi disciplinari di qualità, assenza di tracciabilità. Nello specifico, il settore è stato oggetto di attenzione dal 2010 poiché alcune statistiche hanno indicato come da quell’anno l’importazione di origine extra UE si fosse incrementata del 187%: trasformato e confezionato in Italia, il triplo concentrato di pomodoro, veniva importato dalla Cina,  per poi essere etichettato come Made in Italy. Le ispezioni, complessivamente, hanno portato alla cifra di 4.569 tonnellate sequestrate.

Ma non finisce qui. Nella patria della buona tavola, dai prodotti agricoli a quelli ittici, gli illeciti continuano senza sosta. Grazie ai controlli delle Capitanerie di Porto sono stati messi sotto i riflettori tantissimi casi di cattiva conservazione lungo tutta la filiera ittica. Costante in tutto l’arco dell’anno la violazione delle disposizioni previste dal Pacchetto Igiene, con una prevalenza di ristoratori, pescherie ed ambulanti. Tra le principali carenze rilevate, spicca quella di un piano di autocontrollo (HACCP). In particolare, durante l’attività di vigilanza e controllo dell’esercizio della pesca marittima, il personale addetto ha individuato quasi 3 mila illeciti, il 72% dei quali connessi all’etichettatura e alla tracciabilità.

Questi solo alcuni esempi di quanto riportato nel dossier, la lunga lista di scandali e di illeciti illustrati in questa decima edizione indicano che, in Italia e in Europa, ancora tanto rimane da fare, sia a livello normativo che di informazione ai cittadini per preservare e valorizzare le tante esperienze virtuose del comparto alimentare.

“Il consumatore continua ad essere ancora vittima inconsapevole delle frodi alimentari  –  dichiara Antonio Longo, Presidente del Movimento Difesa del Cittadino -Da quando si verificò l’epidemia della Bse, responsabile di ben 225 morti in Europa, il livello di attenzione istituzionale e sociale ha posto nuovi problemi da risolvere e sfide da raccogliere. Tanti i progressi, ma lunga ancora la strada per una vera tutela del consumatore e del Made in Italy. In materia di lotta alla  contraffazione raccontiamo i recenti successi, ma non ci stancheremo di chiedere pene più severe vero deterrente per i falsari del cibo. Le recenti novità in materia di etichettatura consentiranno ai cittadini di essere più informati ma per una etichetta davvero trasparente è importante che anche l’origine degli  ingredienti primari sia rivelata ai consumatori”.

“Nonostante i passi in avanti del sistema normativo – afferma Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente – molto ancora occorre fare per vigilare e garantire la sicurezza alimentare. Il rispetto dei criteri di sostenibilità ambientale è la premessa per produrre cibo sano, libero da OGM e residui di sostanze pericolose. Garantire la sicurezza alimentare è sùinonimo non solo di salute per i cittadini ma è anche  fondamentale per custodire il patrimonio di sapori e le tipicità dei nostri territori. Proprio per questo motivo è importante sostenere quelle aziende che certificano i loro processi e prodotti nei confronti dei consumatori, aderendo a disciplinari di qualità. Ma non solo – conclude Cogliati Dezza, – difendere la sicurezza alimentare significa essere aderenti ai pilastri della legalità e del rispetto del lavoro, elementi senza i quali è assai difficile che ci sia rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini”.

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