Le sfide dell’agroalimentare italiano. Barilla organizza un convegno a Roma

Condivisione, collaborazione, comunicazione lungo la filiera e ai consumatori. Sembra facile, ma questa è la ricetta se l’agroalimentare italiano non vuole sprofondare ma anzi conquistare il mercato italiano ed estero. Sono questi i temi caldi e attuali al centro del convegno, organizzato oggi a Roma da Barilla, dal titolo “L’eccellenza del sistema agroalimentare italiano: opportunità e sfide future”.

“Siamo in una situazione difficile e di emergenza e se continuiamo a fare le cose come le abbiamo sempre fatte non andremo da nessuna parte – ha detto in apertura Paolo Barilla, Vice Presidente del Gruppo Barilla– Oggi, ci troviamo a un crocevia e l’unica scelta per avere un futuro è la condivisione di principi comuni. L’Italia deve rappresentare un valore unico, non clonabile. È necessario invertire la logica a cui siamo abituati, ovvero prima contribuire e solo dopo beneficiare. La condivisione per noi è un’opportunità”.

E c’è chi vede anche la crisi come una opportunità. “Noi di Eataly vediamo la crisi come un’occasione infinita – ha detto Luca Baffigo, Direttore Generale di Eataly – Il prodotto italiano se adeguatamente spiegato e presentato può portare a interessanti performance. Puntare sull’export è l’obiettivo che può salvare il settore secondo Baffigo che riprende il doloroso tema della contraffazione: “L’Italia esporta 30 miliardi di prodotti alimentari accanto a 60 miliardi di italian sounding. Si tratta di una fetta del nostro mercato che ci dobbiamo andare a riprendere”.

 Pietro Sandali, di Coldiretti, ha indicato nel made in Italy, insieme al territorio, il valore che accompagna il nostro cibo. Sul made in Italy ha evidenziato la necessità di “metterlo in trasparenza, l’italian sounding è un problema da affrontare per farsi riconoscere”. Come? Dando “valore aggiunto ai prodotti , alfabetizzando ed istruendo non solo coloro che lavorano nella penetrazione nel mercato ma anche ai consumatori”, ha spiegato Giovanni de Sanctis, della Direzione Generale per la Lotta alla Contraffazione.

Condivisione, maggiore apertura ai mercati internazionali, comunicazione del valore intrinseco del made in Italy e lotta all’illegalità i segreti per far volare l’agroalimentare italiano. Ma anche la tutela di quelle che sono “le fondamenta del grande edificio dell’agroalimentare italiano”, ovvero i piccoli produttori. Secondo Roberto Burdese, Presidente Slow Food, “i piccoli produttori sono i custodi straordinari del nostro territorio. E’ necessari un mercato internazionale aperto, il coinvolgimento dei giovani e la consapevolezza del valore del nostro patrimonio”.

di Silvia Biasotto

 

 

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