TopNews. Novel food e carne sintetica, i consumatori sono pronti?

I consumatori attenti alla qualità del cibo e alla convenienza, sensibili al risparmio e alla riduzione dello spreco, sono pronti ad accogliere sulle loro tavole piatti a basi di insetti e hamburger di carne sintetica? Ogni tanto gli annunci si rincorrono, fra la legittima curiosità e l’allarme più o meno ingiustificato. Il futuro forse è più vicino di quanto possa sembrare. E in ogni caso chiama a sé una serie di implicazioni etiche, ambientali e commerciali non indifferenti quando si parla di novel food e tecnologia applicata al cibo. I consumatori negli anni sono diventati più sensibili e consapevoli ma non è detto che siano disposti a tradurre la consapevolezza in volontà d’acquisto di carne sintetica, o coltivata, o in vitro.

Questi e altri temi sono stati affrontati nei giorni scorsi a Cibus 2018 dal convegno “Nuovi cibi & nuovi consumatori”, organizzato da Confconsumatori con il patrocinio dei Ministeri della Salute e dello Sviluppo Economico, di Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare), della Regione Emilia Romagna e dell’Università e del Comune di Parma. Quello dei novel food è “un tema solo apparentemente di carattere commerciale – ha detto la presidente di Confconsumatori Mara Colla – ma che, invece, è strettamente collegato con la modificazione ambientale, economica e sociale che noi e il nostro pianeta stiamo vivendo”. Il convegno si proponeva non solo di rispondere alle curiosità dei cittadini, ma anche di stimolare il dibattito sull’evoluzione degli stili di consumo e sulla crescente domanda di alimenti sostenibili, funzionali, sani e di qualità (a prezzi accessibili), domanda che potrebbe trasformarsi in emergenza nei prossimi 30 anni.

Quando si parla di novel food l’immagine spesso evocata è quella di un bel piatto di grilli arrostiti, pasta di nuova generazione condita con millepiedi, vassoi di cavallette fritte. Non si tratta, in realtà, di una prospettiva immediata. In Italia non si può fare, almeno per ora. A dirlo è stato all’inizio dell’anno il Ministero della Salute, spiegando che “ai fini dell’impiego alimentare gli insetti e i loro derivati si configurano tutti come novel food” e precisando che “al momento nessuna specie di insetto (o suo derivato) è autorizzata per tale impiego”. Una  nota informativa è stata diramata dal Ministero a gennaio e riguarda l’uso di insetti in campo alimentare con specifico riferimento all’applicabilità del Regolamento (UE) 2015/2283 sui “novel food”. La nota ha detto che “in Italia non è ammessa alcuna commercializzazione di insetti”. Per la commercializzazione servirà una specifica autorizzazione che dovrà essere rilasciata a livello europeo. Gli insetti rientrano appunto nel novel food, ovvero quegli alimenti (come spiega il Regolamento europeo) privi di una storia significativa di consumo alimentare nell’Unione Europea al 15 Maggio del 1997. Sono novel food prodotti quali microrganismi, funghi e alghe, insetti, alimenti costituiti, isolati o prodotti a partire da colture cellulari o di tessuti derivanti da animali, piante, microorganismi, funghi o alghe.

Questo per ora. Proprio al Cibus l’Efsa ha detto di esser pronta a valutare proposte di cibo da insetti, se provenienti da allevamenti. Al convegno di Confconsumatori è intervenuta la professoressa Rosangela Marchelli, Membro del “Working Group on Novel Foods” di Efsa, che  ha chiarito gli aspetti normativi e le categorie in cui sono classificati i Novel Foods secondo il Regolamento europeo entrato in vigore il 1 gennaio 2018. La professoressa Marchelli ha illustrato il ruolo dell’Efsa nel valutare la sicurezza dei Novel Food e degli “Alimenti Tradizionali provenienti da Paesi Terzi” per poi elencare diversi esempi di novel food già approvati e autorizzati dall’Unione Europea, dalla ormai nota stevia all’idrolizzato di sardine e molti altri. “L’iter per l’approvazione dei Novel Food è notevolmente ridotto rispetto al passato – ha concluso Marchelli – siamo pronti a valutare proposte di cibi da insetti, ma solo se provenienti da allevamento”.

I cibi a base di insetti chiamano in causa anche il loro ruolo come mangimi per animali. Stefano Sforza, Professore dell’Università di Parma, ha parlato dei cibi a base di insetti, degli interessi economici che ruotano intorno al loro uso come alimenti e, soprattutto, come mangimi per animali, anche alla luce delle recenti aperture legislative dell’Unione Europea. “L’Europa dipende per l’80% dall’estero per la fornitura di mangimi proteici, – ha detto Sforza – importiamo ogni anno 35 milioni di tonnellate di soia, tanta che per essere autosufficienti dovremmo seminare a soia un quinto della Francia. Per questo l’Europa sta investendo tanto nella ricerca sugli insetti. Ricordo che gli insetti trasformano risorse naturali in fonti proteiche in modo molto più efficiente rispetto agli allevamenti tradizionali, che hanno un impatto più pesante sull’ambiente. Per produrre 1 kg di proteine da bovini servono 20 kg di mangime e 500 litri di acqua, mentre per 1 kg di proteine da grilli bastano 4 kg di mangime e mezzo litro di acqua”.

Chi invece vuole mangiare sostenibile è davvero pronto a rinunciare al barbecue tradizionale e a rivolgersi alla carne sintetica (cultured beef) ideata dal professor Mark Post, dell’Università di Maastricht?. “Con la crescita della popolazione e della ricchezza nei paesi in via di sviluppo, la domanda di carne aumenterà sensibilmente nei prossimi decenni ma non avremo risorse sufficienti per soddisfarla – ha detto Post – grazie all’ingegneria tissutale siamo in grado di produrre carne bovina da cellule staminali muscolari dei bovini, risparmiando il 90% di consumo di terreno, il 90% di acqua e circa il 60% di energia. Il prodotto potrebbe avere anche caratteristiche più sane della carne tradizionale, grazie all’utilizzo di grassi “buoni” tipo Omega3”.

Una indagine sul tema ha evidenziato che i consumatori rimangono piuttosto riluttanti all’idea di acquistare un hamburger di carne coltivata. La professoressa dell’Università di Parma Maria Cecilia Mancini ha illustrato durante il convegno i risultati di un’indagine condotta in collaborazione con Confconsumatori volta a conoscere la percezione del consumatore italiano rispetto alla carne coltivata. “Partendo dalle abitudini di consumo di carne in generale -ha detto Mancini – si è analizzata la disponibilità dei consumatori a pagare per acquistare carne coltivata prima e dopo avere fornito loro alcune informazioni di base relative al prodotto. Da un campione di oltre 500 intervistati è emersa una buona sensibilità all’informazione fornita: l’iniziale prevalenza di risposte negative si è mitigata, specie tra gli under 25 e gli over 65. Tuttavia il consumatore italiano rimane restio all’acquisto di carne coltivata: la maggiore consapevolezza non si traduce in egual misura in disponibilità a pagare positiva”.

I consumatori sono comunque cambiati negli anni della crisi economica e ora fanno scelte di acquisto alimentare sempre più orientate su qualità e convenienza. La professoressa Debora Viviani, Ricercatrice dell’OSCF – Osservatorio sui consumi delle famiglie, ha presentato una ricerca nazionale eseguita nel 2018 dall’Osservatorio sui consumi delle famiglie attivo dell’università di Verona. Ne emerge un consumatore attento al risparmio e alla riduzione dello spreco, che torna a cucinare, non disdegna l’orto urbano, compra più spesso bio ed è attento ai “super food”. Ha detto Viviani: “La scelta dei prodotti dipende per il 70% da due fattori: qualità (quasi 50%) e convenienza. La giornata alimentare appare “destrutturata”, con molti pasti fuori casa e cibi pronti. Il consumatore appare sempre più “accorto”: attento alle offerte, sensibile al risparmio e alla riduzione dello spreco attraverso l’autoproduzione di cibo, incentivata da numerose trasmissioni televisive di cucina, e/o attraverso il riciclo degli avanzi (doggy bag o schiscetta) o addirittura consumando i prodotti dopo la scadenza per non buttarli. Tornare a cucinare da sé il cibo o coltivare un piccolo orto urbano coincide con una sempre più diffusa ricerca di benessere individuale e ambientale, che si riflette nell’aumento di acquisto di prodotti biologici o “super food” ricchi di proprietà benefiche”.

 

Notizia pubblicata il 14/05/2018 ore 17.23

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