Ogm, appello di Legambiente per la definitiva messa al bando

“Per un Friuli Venezia Giulia libero da Ogm, in un’Europa Libera da Ogm”. E’ l’appello che Legambiente, con la Task Force per un’Italia libera da Ogm riunita a Pordenone, lancia oggi per chiedere un intervento immediato delle istituzioni, Governo e Regioni Friuli Venezia Giulia in primis, mirato alla definitiva messa al bando della coltivazione di ogm sul territorio italiano.

“In Friuli Venezia Giulia è in atto ormai da due anni un tentativo forzoso di introduzione delle colture OGM da parte di pochi agricoltori che ancora oggi stanno esponendo a forti rischi di contaminazione le produzioni agricole del territorio senza tenere conto della volontà dei cittadini italiani che hanno già da tempo dichiarato la propria contrarietà all’introduzione di coltivazioni OGM sul territorio nazionale – si legge in una nota – Le iniziative di coltivazione di mais ogm in Friuli Venezia Giulia  rappresentano non solo un rischio  sanitario e ambientale, ma sono un evidente attacco alla legalità nel nostro Paese per la mancata osservanza di un decreto d’urgenza che già da agosto vieta la coltivazione di mais ogm, ma che non è mai stato rispettato, e in totale dispregio anche delle gravi conseguenze economiche che la contaminazione può determinare alle produzioni limitrofe.

“Non c’è alcuno spazio possibile per i prodotti Ogm nel sistema di qualità dell’agricoltura italiana – dichiara Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente intervenendo alla riunione della Task Force a  Pordenone – e non c’è posto per alcun ingrediente biotech sulla tavola dei consumatori, che insieme alle rappresentanze degli agricoltori hanno espresso una posizione negativa sulla questione. Per questo motivo è  fondamentale che le istituzioni facciano la propria parte schierandosi contro l’illegalità”.

“L’unico modello possibile, perché – come ha sottolineato recentemente l’ambientalista indiana Vandana Shiva rilanciando l’appello della Task Force per un’Italia libera da Ogm – i semi devono essere considerati beni comuni, anziché merci. Sono di proprietà di tutti e non possono essere assoggettati a nessun tipo di brevetto. E’ evidente che la scelta di sementi geneticamente modificate è in netto contrasto con la sovranità alimentare, il diritto di ciascun popolo di decidere che cosa produrre e mangiare.

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