Ogm, Ass. Coscioni: “Una rivoluzione”. Greenpeace: “Sentenza superata”

Fa discutere la pronuncia della Corte di giustizia dell’Unione europea sul mais Ogm. La Corte ha infatti stabilito che gli Stati possono vietare la coltivazione di Ogm solo se è evidente l’esistenza di un rischio per la salute umana, animale o per l’ambiente. Non possono invece adottare misure di emergenza sugli Ogm senza che sia evidente l’esistenza di un grave rischio. La decisione, che risponde a un quesito sollevato dall’Italia, interviene però in un quadro giuridico cambiato. Con una direttiva del 2015, infatti, i paesi possono vietare la semina di Ogm anche autorizzati a livelli europeo e l’Italia è fra gli Stati che ha intrapreso questa via.

La Corte di giustizia dell’Unione europea si è pronunciata sulla coltivazione del mais Ogm Mon 810 in una causa che vedeva opposto il Governo italiano a una serie di agricoltori che avevano deciso di coltivare il mais Ogm finendo oggetto di un procedimento penale. La questione era stata sollevata dall’Italia nell’ambito di un procedimento penale a carico dell’agricoltore Giorgio Fidenato, di Leandro e Luciano Taboga, accusati di aver messo a coltura il mais Mon810 in violazione della legge italiana. La sentenza della Corte, che di fatto apre all’azione degli agricoltori, fa ora discutere.

L’Associazione Luca Coscioni, che si batte per la libertà di ricerca scientifica, commenta così: “La decisione della Corte del Lussemburgo sull’atto di disobbedienza civile di Fidenato, iscritto all’Associazione Luca Coscioni, e dei Taboga, solleva l’enorme problema politico generale della necessità di porre al centro delle decisioni normative e politiche le evidenze scientifiche“. La Corte ha stabilito che “qualora non sia accertato che un prodotto geneticamente modificato possa manifestamente comportare un grave rischio per la salute umana, per la salute degli animali o per l’ambiente, né la Commissione né gli Stati membri hanno la facoltà di adottare misure di emergenza quali il divieto della coltivazione di mais Mon 810”. In pratica il principio di precauzione, che sul rischio presuppone un’incertezza scientifica, non viene ritenuto sufficiente per adottare misure di emergenza sugli Ogm perché questi sono già stati oggetto di una valutazione scientifica completa prima di arrivare in commercio. Per l’associazione Luca Coscioni “non basterà invocare il ‘principio di precauzione’ per proibire, ci vorranno delle evidenze scientifiche. Una decisione potenzialmente rivoluzionaria”.

Nel frattempo, però, il quadro giuridico è cambiato. Su questo si sofferma Greenpeace, che spiega: “La sentenza della Corte di Giustizia europea sugli Ogm fa riferimento a un quadro giuridico ormai superato. Dalla fine del 2015, con le modifiche alla Direttiva europea che regola gli Ogm, l’Italia fa parte ufficialmente della maggioranza dei Paesi UE che ha vietato la coltivazione di mais Ogm sul territorio nazionale”. Commenta Federica Ferrario, responsabile agricoltura sostenibile Greenpeace Italia: “Applicare il principio di precauzione è quanto ci si aspetta da governanti responsabili, e per questo è da lodare il decreto interministeriale italiano che, basandosi appunto su questo principio, vietò il rilascio in ambiente di mais Ogm Mon 810, prevenendo così la contaminazione certa di ambiente e coltivazioni convenzionali e biologiche. Il principio di precauzione è uno dei cardini dell’Unione europea. Ha come scopo quello di garantire un alto livello di protezione dell’ambiente grazie a delle prese di posizione preventive in caso di rischio. Non di danno conclamato, ma appunto di rischio. Per questo ci viene invidiato in tutto il mondo”.   

 

Notizia pubblicata il 14/09/2017 ore 10.07

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