Ogm, in 16 anni gli ettari coltivati sono aumentati di 100 volte

La prima coltivazione biotech venne commercializzata nel 1996. Da allora le terre messe a coltura sono aumentate di 100 volte. Nel 2012 si contano 170milioni di ettari destinati a Ogm nel mondo. Lo rileva il rapporto Global Status of Commercialized Biotech/GM Crops: 2012 realizzato dall’ISAAA (International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications).

Il paese con più coltivazioni Ogm è gli Stati Uniti con 69,5 milioni di ettari. Al secondo posto troviamo il Brasile che registra invece il primato dello stato con il maggior incremento annuale: dal 2011 gli ettari biotech sono aumentati del 21%.  Seguono l’Argentina, il Canada e l’India.

In Europa ammontano a circa 130mila gli ettari di mais Bt piantati da 5 stati: in primis la Spagna con 116.307 ettari e un aumento del 30% rispetto al 2011. Le altre nazioni sono Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania.

Lo sviluppo sostenuto è ora nelle mani dei paesi in via di sviluppo in quanto sono proprio gli stati dove si registra il tasso di incremento più alto pari al 52% nel 2012 contro il 48% dei paesi industrializzati. In particolare, delle 28 nazioni che hanno effettuato nuovi impianti biotech, 20 sono Paesi in via di sviluppo con due new entry: il Sudan con il coton Bt e Cuba con il mais Bt. Intanto gli Ogm sono arrivati anche nel continente africano dove è il Sud Africa a trainarne lo sviluppo, insieme al Sudan, Burkina Faso ed Egitto.

L’ISAAA è una organizzazione no profit a sostegno delle colture biotech. I dati emersi presentano un quadro utile e importante per capire l’evoluzione delle colture Ogm, in particolare nei paesi in via di sviluppo dove il dibattito è aperto sulla funzione del biotech nella lotta alla fame. Proprio nei giorni scorsi la Fondazione Diritti Genetici ha fatto sapere che il Direttore generale della FAO, José Graziano da Silva, in una recente visita in Uganda, avrebbe chiaramente affermato che gli Ogm non sono utili per combattere la fame nel mondo.

A cura di Silvia Biasotto

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