OGM, prima riunione del tavolo di lavoro su revisione regole UE

Si parla ancora di OGM: la Task Force per un’Italia libera da OGM dà notizia di una riunione tenuta lunedì scorso, presso il Dipartimento per le Politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, tra amministrazioni e operatori di settore in vista della presentazione della proposta della Commissione europea per la revisione delle procedure sull’autorizzazione all’immissione in commercio di prodotti geneticamente modificati previste dal Regolamento (CE) n. 1829 del 22 settembre 2003 relativo ad alimenti e mangimi geneticamente modificati.

Si è ritenuto di aprire un tavolo di lavoro per individuare le posizioni dei rappresentanti di amministrazioni e operatori nell’eventualità che la Commissione intenda presentare una soluzione coincidente con quella trovata in materia di coltivazione con l’adozione della direttiva n. 2015/412, consentendo cioè, ai singoli Stati di porre divieti a livello nazionale e/o regionale.

L’industria mangimistica ha fatto presente che in Italia si producono annualmente circa 14 milioni di tonnellate di mangimi a fronte di un fabbisogno di 20 milioni, si importano materie prime dall’America del nord e del sud, specialmente cereali, per circa 40 milioni di tonnellate e soia, che costituisce la principale fonte proteica. Circa l’85% dei mangimi in circolazione nel territorio nazionale è etichettato come OGM.

D’altra parte, i rappresentanti degli allevatori hanno posto l’attenzione sui rischi derivanti dall’uso degli Ogm in termini di pregiudizio per la reputazione della produzione agroalimentare italiana, in considerazione di una sempre più avvertita necessità dei consumatori di essere informati e di poter scegliere liberamente tra alimenti GM e non GM attraverso gli strumenti dell’etichettatura e della tracciabilità.

Inoltre, è stato richiamato il principio di sussidiarietà, che ha rappresentato la base per il riconoscimento del diritto degli Stati di limitare o vietare la coltivazione di OGM, per escludere una sua applicazione in materia di circolazione di OGM perché idoneo a causare un’eccessiva frammentazione del mercato interno.

Al contrario, si è ribadita da altri la centralità che il principio di sussidiarietà riveste nel consentire agli Stati di decidere non soltanto con riguardo alla coltivazione ma anche in relazione alla immissione in commercio di OGM, trattandosi di aspetti rilevanti che possono tradursi in un vantaggio competitivo per l’agricoltura dei singoli Stati ma anche dell’Europa nel suo complesso, in quanto sempre più orientata a presentarsi come OGM free.

Le posizioni differenti registrate durante il tavolo hanno evidenziato la necessità di mantenere aperta la consultazione attraverso lo scambio di dati e informazioni utili fin dalla pubblicazione delle proposte della Commissione sulla revisione delle procedure di immissione in commercio di Ogm ai sensi del Regolamento n. 1829/2003.

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