Olio Dop: 88% dei consumatori lo considera di nicchia. Unaprol a Sol&Agrifood

Olio Dop: l’88% dei consumatori lo considera un prodotto di nicchia, ma aumenta la capacità di riconoscere il prodotto dal gusto e il rapporto qualità-prezzo viene considerato abbastanza equilibrato. È quanto emerge da una recente indagine fatta da Federdop (Federazione Nazionale dei Consorzi volontari per la tutela delle denominazioni di origine protetta degli oli extra vergine di oliva) con un panel di consumatori: è emerso che il 46% degli intervistati individua tra gli 8 e i 12 euro la fascia di acquisto degli oli Dop.

Il 96% del panel di acquisto è stato in grado di riconoscere l’olio dop dal gusto, utilizzandolo a crudo (75%), e in sostituzione dell’extra vergine convenzionale (52%). Il 68% degli intervistati ha iniziato ad informarsi sull’olio Dop, soprattutto attraverso la rete ed è molto più erudito rispetto al disciplinare di produzione. La categoria dell’olio Dop continua ad essere percepita come di nicchia per l’88% dei consumatori con un rapporto qualità prezzo abbastanza equilibrato.

L’occasione per fare il punto sull’olio Dop è rappresentata da Sol&Agrifood (www.solagrifood.com), la Rassegna dell’agroalimentare di qualità, che si è aperta ieri a Verona. All’iniziativa ha partecipato anche Unaprol (Consorzio Olivicolo Italiano) che a tutela di uno dei cardini della dieta mediterranea ha presentato due proposte: un registro di tracciabilità e una “super-etichetta” a garanzia della sicurezza alimentare dell’olio extravergine di oliva italiano, sempre più presente sulle tavole oltreconfine, grazie ad un export che nel 2013 ha raggiunto 1,4 miliardi di euro, in crescita dell’8 per cento. Ha detto il direttore generale di Unaprol, Pietro Sandali: «Per difendere il nostro olio e salvaguardare il consumatore è sempre più necessario certificare tutto il percorso, dalla raccolta dell’oliva fino all’imbottigliamento».

Unaprol ha fatto il punto sugli oli Dop. Gli oli extra vergine a denominazione di origine europea confermano la loro quarta posizione nella graduatoria Ue dei riconoscimenti di prodotti a denominazione per settore con 114 riconoscimenti al 20 gennaio 2014. Degli oli di qualità riconosciuti il 37,7% è rappresentato da marchi italiani, pari a 43, mentre più distanziati figurano altri Paesi come la Grecia (29) e la Spagna (27).

La suddivisione regionale del numero di denominazioni continua a rispecchiare la specializzazione produttiva dell’olio in generale: la regione nella quale si registra il maggior numero di riconoscimenti è la Sicilia con sei denominazioni, seguita dalla Puglia, dalla Toscana e dalla Campania con 5, poi Lazio con 4. Tra le province con maggiori riconoscimenti di oli Dop e Igp, quelle più rappresentate continuano ad essere Trapani e Siena. Il focus sugli oli Dop organizzato da Unaprol ha ricordato che nel 2012, secondo l’Istat, hanno contribuito alla produzione di oli Dop e Igp 19.192 aziende agricole, su una superficie di circa 106 mila ettari con 1.879 imprese di trasformazione. La produzione certificata nel 2012, rispetto al 2011 ha subito una contrazione del 2%, attestandosi su un livello pari a 11 mila tonnellate. Per quanto riguarda l’export, le vendite oltre frontiera di oli Dop e Igp sono quasi sempre aumentate in volume nell’ultimo triennio ed in particolare nel 2012. Sono state esportate, sempre con riferimento al 2012, 5918 tonnellate di olio certificato per un valore di 51 milioni di euro. Occorre tener presente che la Dop Terra di Bari ha un notevole peso sulle esportazioni, pari al 44% (con 2648 tonnellate per un valore di 25 milioni di euro); segue l’Igp Toscano con il 37% (2200 tonnellate per un valore di 20 milioni di euro). Queste due denominazioni mostrano una forte connotazione di produzioni orientate all’esportazione.

Comments are closed.