Pesto genovese, allarme botulino: 30 ricoveri

Weekend di paura per gli amanti del pesto genovese: nella giornata di sabato il Ministero della Salute ha diffuso l’allarme per sospetta presenza di botulino nel pesto genovese prodotto e confezionato dalla ditta Bruzzone e Ferrari di Genova per conto di alcune grandi catene di distribuzione. Il prodotto in questione è transitato in una piattaforma di vendita situata nell’alessandrino e riporta la data di scadenza 9 agosto 2013 ed il numero di lotto 13G03 .

La ditta ha immediatamente disposto il ritiro del prodotto in commercio e sono scattati gli accertamenti delle ASL per valutare l’estensione dell’allerta sul territorio regionale ed extra regionale. Nella nota di sabato scorso il Ministero scriveva che non era possibile escludere la possibilità che alcuni vasetti possano già aver raggiunto il frigorifero di qualche ignaro consumatore.

Poiché la tossina prodotta dal clostridium botulinum è un veleno molto potente che può anche causare la morte di chi lo ingerisce, è opportuno che i consumatori che hanno acquistato il pesto della ditta Bruzzone e Ferrari non consumino il prodotto e lo restituiscano al punto di acquisto. Sulle merci ritirate saranno disposti ulteriori controlli per valutare l’effettivo rischio sanitario.

Oltre all’inevitabile psicosi collettiva, i casi che sono andati a finire in ospedale per problemi gastrointestinali dopo aver mangiato il pesto sospetto sono stati comunque una trentina. Il direttore del pronto soccorso, Paolo Cremonesi, ha spiegato: “alcuni hanno problemi come diarrea e vomito, altri lievi disturbi neurologici come stanchezza e mal di testa. Molti nessun sintomo”.

Intanto la Coldiretti fa il conto degli scandali alimentari registrati in Italia nei primi sei mesi del 2013: 268 allarmi con una tendenza all’aumento rispetto al 2012 quando erano stati pari complessivamente a 517 i casi rilevati nell’intero anno. “A conferma della capillarità ed efficienza del sistema di controllo nazionale dei cibi,  l’Italia è risultata il Paese che ha inviato il maggior numero di segnalazioni di rischi alimentari alle autorità comunitarie nel primo semestre del 2013 ma – sottolinea la Coldiretti- va anche evidenziato che in circa 8 casi su dieci gli allarmi rilevati a livello nazionale hanno riguardato in realtà prodotti alimentari di provenienza straniera. Diffusi – conclude la Coldiretti – sono i casi di contaminazioni microbiologiche degli alimenti con i rischi, oltre che a livello di preparazione industriale, aumentano anche nella conservazione casalinga in estate durante la quale occorre prestare particolare cura..E’ importante sapere che – continua la Coldiretti – alcuni batteri crescono anche nei frigoriferi a temperatura di refrigerazione e d’estate è meglio spostare il termostato su una temperatura più fredda rispetto all’inverno ed assicurarsi che la porta del frigorifero sia sempre ben chiusa, apritela solo quando è necessario e richiudetela il più presto possibile. Per la conservazione dei cibi in frigorifero – conclude la Coldiretti – è anche importante tenere ben distinti gli alimenti già cotti da quelli crudi”.

Federconsumatori fa sapere che molti i cittadini liguri, pur non presentando sintomi, si sono recati presso le strutture sanitarie della zona per esami e controlli. “La paura collettiva era prevedibile, anche perché, come purtroppo capita spesso in casi del genere, i consumatori hanno ricevuto notizie frammentate e non esaustive – scrive l’Associazione in una nota – In queste situazioni il Ministero di competenza dovrebbe mettere a disposizione un numero di telefono o almeno un indirizzo mail di riferimento a cui non solo i consumatori ma anche gli organi di informazione possano rivolgersi per avere indicazioni precise. Questi episodi implicano gravi pericoli per la salute dei cittadini, quindi è necessario migliorare il sistema di comunicazione dei rischi, trovando i mezzi e le modalità per diffondere capillarmente e con la massima rapidità informazioni e raccomandazioni ai cittadini”.

Un commento a “Pesto genovese, allarme botulino: 30 ricoveri”

  1. costante ha detto:

    E’ giusto che i consumatori siano informati secondo le procedure previste e codificate in un ordine definito nei casi di allerta e di fondato sospetto che vi sia un reale pericolo per la salute pubblica, ma come al solito Coldiretti si distingue per tendenza alla disinformazione per mettersi in mostra: contrariamente a quanto afferma Coldiretti, le spore di clostridio botulino non si sviluppano in forma vegetativa a temperatura di frigorifero, ma almeno a temperatura ambiente ed in determinate condizioni : Bisognerà poi vedere quale tipo di tossina sia stata effettivamente prodotta, perché , come allora nel caso del mascarpone dove si distrusse un’azienda per puro protagonismo ed ignoranza, se si trattasse di tossina tipo A, significa che sono state raggiunte per tempi considerevoli temperature dell’ordine di 30°C, e il problema della responsabilità si sposterebbe sulla catena distributiva. Quindi attenzione a fornire soluzioni e colpe avventate !!: creare panico e sfiducia talvolta potrebbe fare maggior danno della tossina.