Pubblicità Pomì, AACC: “Inaccettabile strumentalizzazione”

Al tempo dei social network le aziende devono stare molto attente a quello che dicono (e che fanno) perché la rete “amplifica” tutto e i messaggi negativi di trasformano in un terribile boomerang. A finire sotto accusa, questa volta, è l’azienda Pomì e la sua pubblicità ritenuta razzista e di cattivo gusto: una mappa dell’Italia e un pomodoro messo al centro della Pianura Padana, sormontato dalla scritta “Solo da qui. Solo Pomì”. Il riferimento è ai recenti scandali sull’inquinamento della Terra dei Fuochi in Campania: l’azienda ha voluto sottolineare la propria estraneità alla vicenda, ma ha scatenato le proteste dei consumatori che si sono subito dividi tra “sostenitori” dell’azienda e “boicottatori” dei prodotti Pomì.

Federconsumatori e Adusbef sottolineano che è “inaccettabile” tale  strumentalizzazione messa in atto dalla nota azienda, “attraverso una campagna pubblicitaria di cattivo gusto” con “un messaggio dall’impronta spiccatamente razzista, che in una fase delicata come quella attuale contribuisce ad alimentare allarmismi e speculazioni”. “Non è ammissibile che un’azienda colga al volo l’occasione di lucrare sugli allarmi relativi alla sicurezza alimentare, veri o presunti che siano – scrivono le Associazioni – La salubrità dei prodotti è un diritto fondamentale dei cittadini, che deve essere garantito dalle autorità competenti e attraverso stringenti norme che coinvolgono tutte le fasi della filiera.

Federconsumatori e Adusbef da sempre si battono per garantire tale diritto, ribadendo la necessità di controlli costanti e rigorosi, nonché di una normativa urgente sulla tracciabilità di tutti i prodotti alimentari. Siamo convinti che sia indispensabile avviare interventi efficaci e soluzioni definitive. L’obiettivo è  riconquistare la fiducia dei cittadini e provvedere a “ripulire la terra”: a livello nazionale e locale, mettendo in sicurezza le discariche abusive e i depositi di sostanze pericolose, vietando di bruciare sostanze tossiche, reprimendo i comportamenti illegali e le infiltrazioni mafiose, senza trascurare di monitorare gli effetti sulla salute della esposizione a sostanze nocive presenti nell’aria, nell’acqua, nel suolo e nella catena alimentare.

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