Reimpacchettavano prodotti scaduti, condannati i “furbetti” della Sma di Grosseto

Si è conclusa definitivamente la vicenda del “furbetti” del banco frigo di alcuni supermercati Sma di Grosseto che vendevano prodotti vicini alla data di scadenza, reincartandoli con altre etichette: l’ultima tranche del processo per frode in commercio si è concluso con due condanne a 500 euro di multa e al risarcimento del danno a favore di Confconsumatori e Movimento Difesa del cittadino con 1000 euro ciascuno più spese.

Dopo le assoluzioni dei vertici con il rito abbreviato all’ udienza preliminare (solo multe da 1.200 euro) per errori e negligenze senza volontà di ingannare i consumatori – ma con valenza penale riconosciuta alla pratica di reincartare i prodotti vicini alla data di scadenza – sono comparsi in Tribunale, davanti al giudice Giovanni Muscogiuri, 5 dipendenti.

Ai primi quattro erano contestati ben cinque comportamenti ritenuti illeciti (in concorso con i vertici) nel reparto di gastronomia; al quinto due pratiche ritenute irregolari (sempre con i vertici) nel reparto di macelleria. Solo 2 dipendenti sono stati condannati e non per tutte le pratiche contestate. Le due persone, che negli interrogatori di giugno 2010 avevano ammesso di aver dichiarato il falso ai carabinieri nel 2008, sono state condannate perché avevano consegnato agli acquirenti salumi e formaggi di marca scaduti prelevandoli dalla confezione originale e ponendoli nuovamente in vendita senza indicare la data di scadenza ormai passata. Inoltre avevano posto in vendita prodotti diversi da quelli pubblicizzati nelle locandine. Assoluzione per non aver commesso il fatto da queste stesse accuse per altri imputati.

Come si legge nella sentenza: “Le imputate collaboravano a pieno titolo e anche di buon grado alla criminosa attività concernente il reimpacchettamento di prodotti scaduti e/o di imminente scadenza i quali, quantunque a monte già frazionati e preconfezionati dal fornitore in singole porzioni recanti l’indicazione della data di scadenza, venivano privati della confezione originaria e riconfezionati indicando soltanto la data del reincarto ed eliminando ogni riferimento alla fonte di provenienza originaria; così che i clienti potessero credere, diversamente dal vero, che si trattasse di alimenti freschi come tali acquistati all’ingresso nel supermercato e ivi frazionati e incartati per la prima volta”.

Confconsumatori e Movimento Difesa del Cittadino, sedi di Grosseto, difesi dagli avvocati Elisabetta Luzzetti e Roberto Vannetti, preso atto della gravità delle accuse e della plurioffensività delle condotte contestate, commesse in danno di una generalità indeterminata di consumatori/clienti del supermercato, hanno chiesto ed ottenuto di costituirsi parte civile in rappresentanza dei diritti e degli interessi diffusi delle generalità dei consumatori grossetani. Il Tribunale ha ammesso la costituzione in giudizio ma ha anche condannato gli imputati, ritenuti colpevoli, al risarcimento dei danni in favore delle Associazioni in quanto le condotte ascritte andavano e vanno a ledere gli interessi e diritti di quella “comunità” di cittadini (ovvero consumatori) che le Associazioni hanno il compito statutario di difendere e tutelare, anche secondo il Codice del consumo.

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