Carne separata meccanicamente, il nuovo spauracchio dei consumatori in USA

Da qualche tempo tra i consumatori statunitensi si aggira uno spauracchio: si chiama “pink slime”, ovvero “carne separata meccanicamente”. L’Aduc spiega come questa poltiglia rosacea di carne macinata è diventata popolare: un famoso cuoco britannico, Jamie Oliver, nella sua trasmissione televisiva Jamie Oliver’s Food Revolution ha mostrato quello che l’industria statunitense propina come carne. Con l’ausilio di un’asciugatrice e di detergenti  domestici Oliver ha illustrato al pubblico come si ottiene un ingrediente aggiuntivo alla carne macinata.

Ilfattoalimentare.it aveva già affrontato il tema spiegando come funziona questo sistema creato negli anni ‘70 per sfruttare al massimo i sottoprodotti della macellazione. In pratica si tratta di un sistema che ripulisce meccanicamente le ossa di bovini e suini, o le carcasse del pollame. Inizialmente si utilizzavano presse ad alta pressione – fino a 200 atmosfere – provenienti da altri tipi di industrie e il prodotto ottenuto era destinato al cibo per cani e gatti. Successivamente si è optato per l’utilizzo di presse a bassa pressione, che permettono di realizzare un prodotto più simile alla carne macinata tradizionale.

La poltiglia rosacea viene ufficialmente definita “carne bovina magra finemente strutturata” per suggerire l’idea di una particolare carne, pregiata e povera di calorie. “Povera di calorie, può anche darsi – precisa l’Aduc – pregiata, certamente no. La materia prima sono i residui di carne e di grassi dopo la macellazione, gli stessi utilizzati dall’industria alimentare per cani e gatti. Una centrifuga provvede a separare il grasso dalla carne, e la poltiglia ottenuta è trattata con ammoniaca diluita nell’acqua a scopo igienico, ossia per uccidere eventuali germi”.

Negli Stati Uniti non c’è obbligo di specifica etichettatura per quel tipo di ingredienti, e le stime parlano di un 50-70% di carne macinata prodotta in questo modo. Nell’era di Internet notizie come queste si diffondono in un batter d’occhio, da un continente all’altro: la blogger Bettina Siegel ha lanciato una petizione in Rete contro l’uso di pink slime nelle mense scolastiche, sottoscritta in breve tempo da 250.000 persone. Quando poi l’emittente televisiva ABC ha mandato in onda le immagini ripugnanti della poltiglia, i produttori si sono dovuti arrendere.

Una catena dopo l’altra di supermercati è stata costretta a sbarazzarsi della carne “incriminata”; McDonald’s si è affrettata a comunicare di avervi rinunciato fin dall’estate scorsa; Burger King e Taco Bell hanno seguito l’esempio; il drastico crollo della domanda ha costretto l’azienda AFA Foods, che lavora 225 milioni di chili di carne all’anno, a depositare istanza di fallimento e la texana Beef Inc ha chiuso tre dei suoi quattro stabilimenti.

L’allarme non ha tardato ad arrivare in Europa:, visto che da noi la lavorazione degli scarti della macellazione è un fatto abituale e si usano i resti come in Usa, ma con una differenza: in tutta l’Ue è vietato disinfettare la carne con sostanze chimiche. Il procedimento che separa meccanicamente la carne è stato sottoposto a critica durante la crisi della Bse (mucca pazza). Infatti sminuzzando e amalgamando ossa ad alta pressione non si può escludere che tessuto nervoso, tendini e scarti ossei, così come il midollo della spina dorsale, non entrino nel prodotto finito.

E questi tessuti sono ritenuti portatori della Bse e all’origine della malattia di Creutzfeld Jakob. Nel 2001 sono entrati in vigore divieti particolari per il trattamento della carne bovina, ma con gli anni le norme si sono allentate. Attualmente Svezia e Finlandia sono classificate come esenti da Bse e da maggio 2012 lo sarà anche l’Austria. Ciò vuol dire che questi tre Paesi possono separare meccanicamente la carne bovina ed esportarla. Un altro problema sussiste per la carne di polli, maiali, pecora, capra e volatili per cui il divieto non c’è mai stato.

La Commissione Europea sta preparando una legge alimentare più severa e da dicembre 2011 è in vigore un nuovo obbligo di etichettatura, che però sarà vincolante solo fra tre e cinque anni. Esso contempla tra l’altro l’indicazione obbligatoria del luogo di provenienza per tutta la carne (finora valeva solo per quella bovina) e scritte sulle confezioni di una certa grandezza. E’, infine, ancora in fase di studio una definizione univoca di carne separata meccanicamente.

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