Junk food, UNC: “Bene tassa su bibite gassate, ma indicata in etichetta”

L’ipotesi di una tassa sul cibo spazzatura, meglio noto come “junk food”, avanzata più volte dal Ministero della Salute Renato Balduzzi, continua a dividere tra favorevoli e contrari. Probabilmente dal 2014 l’Italia introdurrà una tassa sulle bibite zuccherate, come ha già fatto la Francia da gennaio di quest’anno. Il Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona si dice favorevole ad una tassa del genere, ma bisognerà “specificare nell’etichetta dei prodotti soggetti a tassazione l’entità dell’aggravio”.

Il rischio di una lievitazione dei prezzi dei prodotti che saranno tassati è concreto, ma al contempo – spiega Dona – riteniamo straordinariamente significativo il messaggio culturale che potrebbe derivare da simili iniziative per spiegare ai consumatori che un determinato tipo di alimenti dovrebbe essere consumato moderatamente”.

L’esperto di sicurezza alimentare dell’UNC Agostino Macrì spiega che “nelle bevande zuccherate l’unico nutriente è lo zucchero e serve solo a far ‘sballare’ la dieta. Le varie aranciate, limonate e prodotti similari, contengono il succo di frutta in quantità pari a circa il 12%, ma è bene ricordare che questi succhi sono costituiti per il 99% da acqua, quindi la presenza di frutta è praticamente irrilevante”.

“Inserire in etichetta un’indicazione nella quale venga precisato che si tratta di prodotti soggetti alla ‘tassa anti-obesità’ e specificare in che misura lo sono – prosegue Dona – potrebbe allora portare ad un duplice risultato: da un lato limiterebbe eventuali ricarichi speculativi sui prezzi, dall’altro aiuterebbe i consumatori a riconoscere le bibite poco salubri, rispondendo così all’obiettivo di guidare gli acquirenti verso scelte alimentari più consapevoli. Ma le scelte di politica alimentare – conclude il Segretario generale dell’UNC – per contrastare l’obesità nel nostro Paese non possono fermarsi qui: è necessario incentivare il consumo di prodotti ‘salvavita’ quali sono frutta e verdura di stagione, così da ridurre, per il futuro, il rischio (anche economico) di dover affrontare il costo sociale necessario alla cura di una popolazione affetta dalle malattie da sovrappeso”.

 

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