Sequestro prosciutti, Coldiretti: consumatori costretti a subire inganno del Made in Italy

Oltre 90 mila prosciutti crudi, in parte freschi e in parte gia’ stagionati, per un valore di 2,5 milioni di euro, sono stati sequestrati dai carabinieri del Nas di Parma in un prosciuttificio della provincia di Modena. Di provenienza estera – Belgio, Olanda e Germania – i prosciutti erano privi della bollatura sanitaria prevista dalla normativa comunitaria. La titolare del prosciuttificio, a cui sono anche state contestate altre irregolarita’ amministrative, e’ stata segnalata all’autorita’ sanitaria.“I consumatori sono troppo spesso costretti a subire l’inganno del falso Made in Italy”. E’ il commento della Coldiretti che plaude all’operazione dei Nas. “L’operazione conferma la necessità di recuperare il ritardo accumulato nell’applicazione della legge nazionale sull’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti i prodotti alimentari, approvata all’unanimità dal Parlamento da oltre un anno. In Italia – prosegue la Coldiretti – si sono prodotte nel 2011 solo 24,5 milioni di cosce, mentre ne sono state importate 67 milioni di cosce di maiale destinate, con la trasformazione e la stagionatura, a diventare prosciutti “Made in Italy” (tra crudi e cotti) perché non è obbligatorio indicare la provenienza della carne di maiale in etichetta, a differenza per quello che avviene per quella bovina dopo l’emergenza Bse”.

Fatta eccezione per i prosciutti a denominazione di origine protetta che garantiscono l’origine italiana (Parma, San Daniele, Toscano, Modena, Carpegna e Berico Euganeo), sul mercato – precisa la Coldiretti – è facile acquistare prosciutti contrassegnati dal tricolore, con nomi accattivanti come prosciutto nostrano o di montagna che in realtà non hanno nulla a che fare con la realtà produttiva nazionale. Un inganno nei confronti dei consumatori e danni per i produttori che subiscono una concorrenza sleale perché – spiega la Coldiretti – mentre negli allevamenti italiani i maiali sono alimentati con prodotti di qualità sulla base di rigorosi disciplinari di produzione “Dop”, all’estero si usano spesso sottoprodotti se non addirittura sostanze illegali come è accaduto nel recente scandalo dei mangimi alla diossina prodotti in Germania e utilizzati negli allevamenti di polli e maiali.

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