Uova contaminate, incontro al Min. Salute in vista della riunione a Bruxelles

Gli ottimi risultati dell’attività di contrasto dimostra che in Italia il sistema dei controlli funziona ma va sostenuto da una forte responsabilizzazione della filiera per la “certificazione Fipronil free”.Serve inoltre un impegno sul piano della trasparenza dell’informazione estendendo l’obbligo di indicare l’origine a tutti i prodotti alimentari a partire dagli ovoprodotti ed i derivati e togliendo il segreto sulla destinazione finale dell’import.

È quanto afferma la Coldiretti al termine dell’incontro che si è tenuto ieri presso il Ministero della Salute per valutare la problematica delle uova contaminate.

L’incontro era finalizzato a illustrare le azioni adottate dal Ministero della Salute, anche in vista della riunione del Comitato PAFF nella Sezione che si occupa della sicurezza tossicologica nella catena alimentare, che avrà luogo domani a Bruxelles.

Il Ministero della Salute ha comunicato le ulteriori iniziative riguardanti il controllo ufficiale avviato negli allevamenti del territorio nazionale, che prevedono prelievi di campioni in 845 unità, e la prosecuzione, rimodulata sulla base degli esiti della prima serie di controlli eseguiti, di quelli sulle fasi successive alla produzione primaria.

Le parti presenti hanno concordato di chiedere alla Commissione europea di adottare proprie iniziative al fine di armonizzare gli interventi in corso nei diversi Stati Membri, riservandosi comunque l’adozione di ulteriori misure nazionali. Nel contempo, le Associazioni hanno manifestato il loro impegno a rafforzare l’autocontrollo mirato alla ricerca del contaminante, estendendolo a tutte le unità produttive degli associati.

In attesa che si faccia chiarezza sulle reali fonti di contaminazione, l’attività di autocontrollo a tappeto su tutti i singoli capannoni di galline è, secondo Coldiretti, un’azione di grande responsabilità dei produttori nazionali che rafforza le importanti rassicurazioni delle autorità sanitarie contro il rischio di allarmismi.

Ma l’Italia ha importato 38,1 milioni di chili uova fresche di galline nel 2016 e ben 11 milioni di ovoprodotti per i quali occorre garantire trasparenza e controlli dopo con l’allarme che è esteso in tutta Europa.

Sulle uova in guscio l’indicazione di origine è presente ma è necessario migliorarne la visibilità e la leggibilità non limitandosi ai codici mentre bisogna togliere dall’ “anonimato” gli ovoprodotti ed i derivati e  rendere finalmente pubblici i flussi commerciali di tutte le materie prime provenienti dall’estero. Una mancanza di trasparenza che alimenta incertezza, frodi ed inganni anche attraverso le triangolazioni commerciali.

Il caso delle uova al fipronil ha messo dunque in luce come oggi sia ancora facile aggirare il diritto del consumatore di essere informato su cosa mangia così da poter esercitare, in base all’informazione ricevuta, il proprio diritto di scelta.

Nel dibattito sulla sicurezza alimentare si inseriscono anche le associazioni dei consumatori, per ora tenute fuori dai tavoli interministeriali. Carlo De Masi, presidente di Adiconsum ha quindi sottolineato: “Nel prendere atto dell’impegno del Ministero della salute di proseguire i controlli ufficiali e del rafforzamento delle procedure di autocontrollo da parte delle Associazioni di categoria decisi nel corso della riunione del Tavolo Interministeriale, chiediamo al Governo di aprire tale Tavolo anche alle Associazioni consumatori che sono i rappresentanti dei diretti interessati nella vicenda. Indispensabile in tema di sicurezza alimentare coinvolgere i rappresentanti dei Consumatori.

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