Slow Food: a rischio azioni per dimezzare spreco alimentare in Europa

L’Europa si impegnerà davvero a tagliare lo spreco alimentare? I negoziati per definire le politiche europee di riduzione dello spreco alimentare si chiuderanno entro la fine di novembre ma le azioni della Ue potrebbero incagliarsi sulla definizione di spreco alimentare, sull’elaborazione di una metodologia per misurarlo e, secondo indiscrezioni riportate da Slow Food, anche sulla sostanziale esclusione della produzione e distribuzione dalle azioni volte a ridurre lo spreco di cibo.

Cosa sta accadendo? Ogni anno si stima che almeno 88 milioni di tonnellate di cibo vengano sprecate nell’Unione europea, pari a 173 kg di cibo procapite. Lo scorso anno, oltre 100 mila persone si sono mobilitate per chiedere all’Ue di raggiungere l’ambizioso obiettivo di dimezzare lo spreco alimentare, “dal campo alla forchetta”, entro il 2030. “I risultati sono arrivati perché lo scorso marzo il Parlamento Europeo ha votato nettamente a favore di questa posizione”, ricorda Slow Food che però ammonisce: “Sono a rischio le azioni per dimezzare lo spreco alimentare entro il 2030”. I deputati europei hanno proposto di tagliare lo spreco alimentare del 30% entro il 2025 e del 50% entro il 2030, di facilitare le donazioni di cibo e di rendere più chiare le etichette “da consumarsi preferibilmente entro” e “da consumarsi entro”.

Spiega Slow Food: “Entro la fine di novembre si concluderanno i negoziati del trilogo tra Parlamento, Consiglio e Commissione Europea per decidere i prossimi 13 anni di politica sullo spreco alimentare dell’Unione Europea. Il nodo dei negoziati, che rischia di bloccare gli obiettivi presentati dal Parlamento, è la richiesta del Consiglio Europeo di stabilire una definizione di spreco alimentare e una metodologia per misurarlo”. Slow Food fa parte, insieme ad altre associazioni, di una piattaforma che deve aiutare la Commissione nella definizione della metodologia e che dovrebbe presentare il proprio lavoro entro il 2018. Ma insieme ad altri tre componenti della piattaforma “ritiene che per raggiungere quanto prefissato per il 2030, sia necessario includere nella Direttiva gli obiettivi di riduzione degli sprechi di cibo e che questo può essere fatto anche se non è ancora stata elaborata una metodologia di misura comune”.

Lo spreco di cibo avviene a tutti i livelli, non solo sulla tavola del consumatore finale ma anche nella produzione e nella distribuzione. C’è il cibo che rimane sui campi e quello che non viene più venduto perché prossimo alla data di scadenza. Negli accordi di riduzione, dice Slow Food, rischia di rimanere fuori la produzione e distribuzione. “Stando ad alcuni rumors, – afferma Slow Food in una nota – Consiglio e Commissione mirerebbero a limitare gli obiettivi di dimezzamento dello spreco alimentare solo al livello dei rivenditori e dei consumatori. Ma le stime ci dicono che fino al 59% dell’intero spreco alimentare Ue si verifica invece nelle fasi di produzione e distribuzione, prima cioè della vendita al dettaglio. Una quantità notevole che, se le indiscrezioni saranno confermate, resterebbe fuori da qualsiasi azione”.

Da qui l’appello ai cittadini perché chiedano al Consiglio europeo di sostenere gli obiettivi di riduzione dello spreco alimentare dal campo alla tavola. La richiesta è quella di scrivere ai ministri dell’Ambiente di Italia e Francia, i paesi che più degli altri negli ultimi tempi hanno preso la leadership della battaglia per la riduzione dello spreco alimentare.

Perdere anche l’opportunità di definire gli obiettivi di riduzione dello spreco alimentare è inaccettabile – ha detto Ursula Hudson, membro del Comitato Esecutivo di Slow Food e della piattaforma dell’Ue sulle perdite e lo spreco alimentare –La Commissione ha già perso l’occasione di formulare una proposta ambiziosa: piuttosto che aggiustare un sistema che non funziona, sarebbe stato il caso di combattere lo spreco alimentare fin dalle sue radici, con il pieno riconoscimento del fatto che l’origine dello spreco risiede nella totale perdita di valore delle produzioni alimentari e nel cibo ridotto a commodity, in tutte le fasi della filiera. Se il Consiglio – prosegue Hudson – continua a opporsi agli obiettivi proposti, come possiamo interpretare questo atteggiamento se non come un ulteriore segnale della mancanza di volontà dell’Ue di risolvere davvero il problema dello spreco alimentare? Se “lo spreco e la perdita di cibo rappresentano un dispendio inaccettabile, non etico e immorale di risorse scarse e contribuiscono ad aumentare l’insicurezza alimentare”, come ha dichiarato il Commissario Andriukaitis, allora l’Ue deve impegnarsi, ora”.

 

Notizia pubblicata il 08/11/2017 ore 11.22

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