Soppressione Inran, dipendenti scrivono a Napolitano e Monti

Il personale dell’ex Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) ha scritto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al Premier Mario Monti per portare alla loro attenzione il caso dell’Istituto soppresso con la legge 135/2012. La soppressione – scrivono – ha avuto come conseguenza il trasferimento delle funzioni relative agli alimenti e alla nutrizione al Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura (CRA), delle funzioni relative all’area sementiera all’Ente Risi e la messa in mobilità dei lavoratori (15 dipendenti) del settore delle conserve alimentari.

Secondo i dipendenti ciò comporterà la scomparsa delle competenze scientifiche e “con esse una eccellenza della ricerca in nutrizione in Italia. Noi lavoratori avevamo capito già da luglio che la nostra attività sarebbe stata a rischio, ma non potevamo pensare che si sarebbe arrivati dove siamo adesso con il rischio concreto che i ricercatori che hanno studiato e valorizzato la dieta mediterranea non siano più messi in condizione di lavorare. Non ultimo lo smembramento di una struttura complessa con tre destini diversi per i lavoratori dello stesso Ente che vede come risultato incomprensibile e iniquo il trasferimento, in un ente di filiera, estraneo alla ricerca pubblica, delle competenze e delle esperienze maturate nell’intero settore sementiero e dipendenti assunti con concorso pubblico messi in mobilità”.

A ciò si aggiungono anche i problemi economici dell’Istituto: “Tutto il personale di ruolo e a contratto (361 lavoratori totali), ha ricevuto solo in questi giorni lo stipendio di agosto 2012, con un grave ritardo e in assenza di comunicazione; è ancora in attesa di quello di settembre e nulla si sa delle prossime mensilità; assistiamo impotenti al blocco sostanziale di tutte le attività lavorative che ci costringe anche ad essere inadempienti nei confronti dei finanziatori (Nazionali, Internazionali e privati), non c’è chiarezza, e spesso le informazioni verbali contrastano con quelle messe per iscritto, per quanto attiene al pagamento delle polizze assicurative di responsabilità civile, delle utenze e degli affitti delle sedi distaccate sul territorio”.

In questo contesto i dipendenti lamentano anche il silenzio circa l’emanazione dei decreti attuativi previsti dalla legge di revisione della spesa che devono tutelare la posizione contrattuale dei dipendenti.

“Il nostro lavoro all’INRAN era un progetto di vita a servizio del Paese che ci auspichiamo di potere in qualche modo continuare a perseguire. Tutto ciò potrà essere garantito solo salvaguardando le professionalità e le attività di ricerca che hanno fatto conoscere l’INRAN a livello nazionale e internazionale come referente nel campo degli alimenti e della nutrizione. Oggi siamo costretti ad andare oltre questo progetto di vita e a chiedere che vengano rispettate le regole fondamentali del diritto dei lavoratori, la certezza contrattuale, un adeguato livello di comunicazione formale e non ultimo il diritto allo stipendio” concludono i dipendenti.

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