Spreco alimentare: ridurlo si può

Ogni italiano spreca in media circa due etti di cibo alla settimana, fra frutta, verdura, formaggi e pane fresco. Allo stesso tempo, c’è una maggiore sensibilità al tema e, complice la crisi economica, si cerca sempre più spesso di contenere gli sprechi. Per prevenire lo spreco di cibo, e non solo recuperarlo, si celebra oggi la prima Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, istituita dal Ministero dell’Ambiente con l’obiettivo di dimezzare lo sperpero di cibo entro il 2025.

La Giornata rientra nell’ambito del Piano Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti Italiano, adottato dal Ministero con decreto direttoriale del 7 ottobre 2013, e in questo contesto si colloca il Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare (Pinpas) del quale si occupa il Gruppo di Lavoro coordinato dal presidente di Last Minute Market Andrea Segrè, docente all’Università di Bologna e promotore della campagna europea “Un anno contro lo spreco”. Oggi si incontrano a Roma tutti gli attori della filiera, dalle istituzioni ai produttori, dai consumatori alle aziende a tutte le sigle attive nella lotta agli sprechi.

A quanto ammonta questo fenomeno? Ogni anno lo spreco domestico costa agli italiani 8,7 miliardi di euro: una cifra vertiginosa, che deriva dallo spreco settimanale medio di circa 213 grammi di cibo gettato – perché considerato non più edibile  – al costo di 7,06 euro settimanali a famiglia. Questi i recenti dati del Rapporto 2013 sullo spreco domestico realizzato da Knowledge for EXPO, il nuovo Osservatorio di SWG e Last Minute Market, con l’apporto dell’Osservatorio nazionale sugli sprechi Waste Watcher. Questo documento ha però evidenziato anche una controtendenza nella sensibilità degli italiani verso gli sprechi: il 90% degli italiani considera molto o abbastanza grave lo spreco alimentare, il 78% si dichiara preoccupato da questo problema, e l’89% degli italiani vorrebbe ricevere maggiore informazione sulle conseguenze dello spreco e sui sistemi utili a ridurlo. E ancora: il 57% degli italiani dichiara di gettare “quasi mai” gli avanzi e il cibo non più buono, il 27% meno di una volta alla settimana, il 14% almeno una volta a settimana, il 55% dichiara di riutilizzarlo, mentre il 34% lo getta nella spazzatura e il 7% lo usa per gli animali.

Alla consultazione nazionale partecipa anche il WWF, che sottolinea come il Piano dovrebbe avere l’obiettivo di dimezzare gli sprechi nel prossimo decennio, avviando  un confronto sugli sprechi alimentari lungo tutta la filiera, dalle cause alle misure concrete in atto a livello nazionale e internazionale per combatterlo e sollecitando l’istituzione dell’Anno Europeo contro lo spreco alimentare. L’associazione ambientalista ricorda che lo spreco alimentare ha anche un impatto sulla biodiversità, sul consumo di acqua e di risorse naturali: “Per produrre tutto il cibo che sprechiamo, ogni anno in Italia buttiamo nel cestino fino a 1226 milioni di metri cubi di acqua, pari all’acqua consumata ogni anno da 19 milioni di italiani e circa 24,5 milioni di tonnellate di CO2e pari a circa il 20% delle emissioni di gas serra del settore dei trasporti. Inoltre, gettiamo via anche il 36% dell’azoto da fertilizzanti, utilizzati inutilmente con tutti gli impatti e i costi ambientali che ne conseguono”. Molto dipende inoltre non solo da quanto si spreca, ma da cosa si spreca, perché ogni alimento ha una propria impronta ambientale legata alla filiera di produzione: così accade che lo spreco di 1 kg di carne “costi” all’ambiente 10 volte la quantità di gas serra e di azoto reattivo richiesti da 1 kg di pasta. Lo spreco di 1 kg di manzo utilizza invano 594 litri di acqua blu a fronte dei 15 litri per lo stesso quantitativo di pasta.

Alla Giornata partecipano anche i Consumatori. Confconsumatori, ad esempio, presenterà il concorso nazionale “Confood – Compra qualità, risparmia in casa”, rivolto ai giovani dai 18 ai 30 anni e indetto in collaborazione con importanti partner istituzionali e diverse aziende del settore, attente ai temi dell’educazione alimentare e della sostenibilità. L’associazione ha deciso di puntare decisamente sui giovani. “Sono loro, – spiega la presidente di Confconsumatori Mara Colla – i consumatori di domani, che dovranno, necessariamente, inventare un nuovo modo per risparmiare sulla spesa alimentare senza rinunciare alla qualità, magari recuperando i consigli della nonna o dando vita a nuove strategie di confezionamento, distribuzione e consumo che potranno essere sviluppate dalle Aziende. Il vero risparmio nasce dall’acquisto intelligente e dalla riduzione dello spreco in casa”.

A sua volta il Movimento Difesa del Cittadino (MDC), membro della Task Force contro lo spreco alimentare istituita dal Ministero dell’Ambiente, lancia un sondaggio aperto a tutti i cittadini, interrogandosi non solo su quanto si sprechi, ma su quali siano le azioni che più portano al dover gettare cibo. Afferma l’associazione: “Secondo il Parlamento europeo fino al 50% di cibo commestibile viene sprecato nelle case degli europei, nei supermercati e ristoranti e lungo la catena di approvvigionamento alimentare. Le famiglie sarebbero responsabili per il 42% dei rifiuti alimentari e il 60% di questi sarebbe evitabile. E’ quindi evidente il ruolo centrale che il singolo cittadino può avere per evitare che il cibo finisca nella spazzatura”.

In occasione di questa giornata, l’Adoc pubblica una propria indagine secondo cui ogni famiglia spreca in media circa il 7% della propria spesa alimentare, pari a circa 480 euro l’anno. A pagare dazio sono soprattutto i prodotti freschi (36%) e il pane (18%). “In questo momento di crisi è assurdo pensare che il 7% di quanto si spende per la spesa alimentare vada sprecato, è necessario investire sull’educazione alimentare – dichiara Lamberto Santini, presidente dell’associazione – a fine anno il conto di quanto si è sprecato ammonta a poco meno di 480 euro, quasi l’equivalente di un mese di spesa, considerando che una famiglia composta da due adulti e un bambino spende in media 570 euro al mese per il proprio fabbisogno alimentare. Il 36% dei prodotti che si buttano sono quelli freschi, come latte, uova e carne, tra i prodotti più sprecati troviamo il pane (18%) frutta e verdura (16%) e prodotti in busta. Il motivo principale per cui si spreca è l’eccesso di acquisto generico o per eccesso di acquisto per offerte speciali. Va però detto che la percentuale di sprechi è andata diminuendo nel tempo, basti pensare che 5 anni fa veniva gettato nel cassonetto il 13% circa della spesa. Uno dei tanti mutamenti delle abitudini d’acquisto da parte delle famiglie, sempre più orientate nel coniugare risparmio, tradizione e qualità”.

Il tema degli sprechi deve poi confrontarsi, giocoforza, con la crisi economica. Questa comporta un’inversione di tendenza e ormai quasi tre italiani su quattro (il 73%) hanno tagliato gli sprechi a tavola per risparmiare e ottimizzare la spesa: queste le stime Coldiretti/Ixè, che sottolineano come “la tendenza al contenimento degli sprechi è forse l’unico aspetto positivo della crisi, in una situazione in cui ogni persona in Italia ha comunque buttato nel bidone della spazzatura ben 76 chili di prodotti alimentari durante l’anno. Secondo l’indagine nello specifico il 45% degli italiani ha ridotto gli sprechi mentre il 28% li ha addirittura annullati, mentre una percentuale del 26% non ha cambiato il proprio comportamento”. Quali i nuovi comportamenti? Fare la spesa in modo più oculato, guardare con più attenzione la data di scadenza  dei prodotti, ridurre le dosi acquistate e riutilizzare gli avanzi nella preparazione di nuovi piatti.

a cura di Sabrina Bergamini

@sabrybergamini

Un commento a “Spreco alimentare: ridurlo si può”

  1. JOGGER ha detto:

    Cominciate intanto ad obbligare i rivenditori di frutta e verdura/GDO a NON maltrattare troppo la frutta, ad esempio, sapeste quante mezze arance si buttano perché ammaccate e marce!