Tassa sul junk food, voce alle aziende

Tassare il junk food per  finanziare la sanità o la costruzione di ospedali è l’ipotesi a cui sta lavorando il Governo per fermare da una parte il dilagare dell’obesità, soprattutto infantile; dall’altra rifinanziare le casse dello Stato. HC, dopo aver sentito l’opinione di esperti e associazioni, oggi vi propone il parere di due categorie rappresentative delle aziende.

Abbiamo sentito l’opinione di Assobibe, l’associazione nazionale di categoria, aderente a Confindustria, che rappresenta  le imprese italiane che producono bevande analcooliche. Contro i cd soft drink, soprattutto se zuccherati e gassati, vi è un gran parlare riguardo la correlazione positiva tra il loro consumo e l’obesità infantile. E non mancano azioni nostrane quali la proposta della Regione Siciliana di vietare le bevande gassate nelle scuole.

In rappresentanza di tutte le aziende dei diversi comparti produttivi del settore alimentare, Help Consumatori ha intervistato Federalimentare, la Federazione Italiana dell’Industria Alimentare.

Aurelio Ceresoli, Presidente Assobibe
Tassare il cd junk food è una risposta falsa alla lotta all’obesità. Una sana e corretta alimentazione nasce dall’educazione alimentare e da uno stile di vita attivo. Non esistono cibi buoni o cibi cattivi. Esistono invece diete sbagliate le cui componenti possono essere consumate in eccesso o in maniera insufficienti. Secondo il nostro Osservatorio l’applicazione di una tassa aggiuntiva sulle bevande analcoliche con zuccheri, un settore già penalizzato dall’aumento dell’IVA dal 21 al 23%,  sarebbe un provvedimento assolutamente inadeguato: inutile in termini di salute pubblica; ingiusto, perché si introdurrebbe un principio di discriminazione tra cibi buoni e cattivi; iniquo perché riguarderebbe indistintamente tutti i cittadini e tutti i consumatori penalizzando le componenti meno agiate della società; fuorviante rispetto agli sforzi necessari per diffondere una cultura di una alimentazione equilibrata e corretta.

Per quel che riguarda l’inefficacia di un tale intervento sulla salute pubblica, posso affermare che diversi studi confermano come questi approcci fiscali non faccianola differenza. E’ necessario sottolineare come il nostro settore sia caratterizzato da un livello medio di consumi molto al di sotto della media europea e da un contributo medio giornaliero di calorie che non supera il 2-3% di quello totale. Una tassa sulle bevande sarebbe ingiustificata proprio perché il problema dell’obesità deve essere risolto con un approccio multifattoriale.

Filippo Ferrua Magliani, Presidente Federalimentare
Non esistono alimenti buoni e cattivi ma corrette modalità e frequenze di consumo degli alimenti, in abbinamento ad un’adeguata pratica dell’attività fisica: il compito delle Istituzioni dovrebbe risiedere nel fornire ai cittadini/consumatori gli strumenti critici necessari per compiere scelte alimentari corrette in base alle proprie esigenze individuali.

Sappiamo che nell’attuale clima europeo alcuni governi nazionali, avanzando il pretesto della salute pubblica, hanno ceduto all’illusione di introdurre misure fiscali sui prodotti alimentari al fine di accrescere le entrate statali ma non possiamo dimenticare che la maggior parte di queste ipotesi è stata abbandonata per via delle pesanti conseguenze negative a livello socio-economico che queste misure comportano.

Va inoltre considerato che sia la prassi che l’evidenza scientifica affermano che le food tax non solo non hanno alcun impatto positivo nel raggiungimento degli obiettivi legati alla riduzione del sovrappeso ma risultano distorsive della concorrenza del mercato e dispendiose da gestire a livello statale. Inoltre la tassazione sugli alimenti porterebbe i consumatori a salvare i consumi anelastici (vedi per es. benzina) e sostituire quelli elastici all’aumento di prezzo con prodotti analoghi più economici e di peggior qualità, riducendo in questo modo non solo il potere d’acquisto ma anche la qualità della dieta. Di fatto l’effetto sarebbe completamente opposto a quello auspicato dal Legislatore.

Anche per questo la posizione dell’Industria alimentare italiana è ovviamente ostile alle tasse come strumenti di lotta al sovrappeso e invece del tutto favorevole all’adozione di stili di vita salutari, i cui pilastri risiedono indubbiamente nella diffusione dell’educazione alimentare, abbinata ad una adeguata attività motoria.

A cura di Silvia Biasotto

 

Un commento a “Tassa sul junk food, voce alle aziende”

  1. Leoluca Criscione ha detto:

    La classica CRETINATA: L’obesità non la si combatte tassando i cibi spazzatura(?), ma istruendo NEUTRALMENTE i cittadini! Infatti, si puo’ benessimo mangiare sano e morire grassi! … come descritto nel libro: “Mangiare sano e morire grassi”
    Leoluca Criscione, Basilea, Svizzera