Verso Expo 2015, WWF: “Le buone abitudini alimentari fanno bene al Pianeta”

L’alimentazione più essere più sostenibile per il pianeta: dal consumo di prodotti locali e di stagione, all’acquisto di prodotti con minore imballaggio, al cambiamento di una dieta troppo fondata sul consumo di carne, sono tante le scelte che il consumatore può fare per acquistare abitudini alimentari meno dannose per il pianeta. A raccoglierle in un decalogo è il WWF che in occasione dell’Expo di Milano ha lanciato una serie di iniziative fra cui una campagna di comunicazione per un’alimentazione sostenibile.

scorta alimentare alimentazioneLe iniziative dell’associazione contano oltre 180 eventi volti a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’insostenibilità dell’attuale modello di consumo delle risorse e la pressione ambientale ad esso associata: questa si traduce in consumo di acqua e di risorse naturali, in emissioni di anidride carbonica e spesso in spreco. “Il neo-consumatoredice il WWF – deve essere reso consapevole che sostituire anche un solo pasto a settimana a base di carne con un piatto tipico della dieta mediterranea fa risparmiare 180 kg di CO2 l’anno e che la produzione di 1 kg di pomodori fuori stagione in serra rilascia 70 volte più CO2 della stessa quantità di pomodori prodotta in un campo.  Ed è bene che sappia che per alimentarsi quotidianamente il consumo d’acqua varia da circa 1.500-2.600 litri nel caso di una dieta vegetariana a circa 4.000-5.000 litri per una ricca di carne: una dieta «idrovora», troppo ricca in grassi animali e zuccheri, è negativa non solo per le risorse idriche del pianeta ma anche in termini di salute”.

Il “pezzo forte” dell’azione di comunicazione del WWF nell’ambito del progetto EXPO 2015 è il Decalogo per il mangiare sostenibile, un opuscolo rivolto ai cittadini distribuito in 100.000 copie  che chiama ad  azioni di responsabilità anche gli agricoltori e l’industria. Si tratta di dieci semplici regole per mangiare sostenibile. L’associazione invita così ad acquistare prodotti locali, a mangiare cibo di stagione, a diminuire i consumi di carne: questa infatti, attraverso allevamenti intensivi, ha un impatto pesantissimo sull’ambiente. “L’attuale modello industriale di allevamento animale è la causa di gravissimi problemi ambientali: cambiamenti climatici, inquinamento, consumo di acqua, perdita di biodiversità, deforestazione e consumo di risorse fossili. La gran parte della carne che consumiamo proviene da proprio allevamenti industriali intensivi: per ottenere 1 kg di carne di manzo sono quindi necessari circa 15 kg di cereali e soia, 15.000 litri d’acqua e si emettono fino a 68 kg di CO2eq”, spiega l’associazione.

Di pari passo va l’invito a “scegliere i pesci giusti” e a ridurre gli sprechi di cibo, altro tema che solleva questioni etiche ed economiche di non poco conto. Secondo i numeri diffusi dal WWF, nel mondo ci sono 1 miliardo e 600 milioni di tonnellate di alimenti che viene gettato, di cui l’80% è ancora buono. Anche in Italia lo spreco di cibo ha numero impressionanti: per il WWF “vale complessivamente 8,1 miliardi di euro l’anno, ovvero 6,5 euro settimanali a famiglia e 630 grammi di cibo buttati ogni settimana. Annessa a questi sprechi c’è anche tanta natura che viene sprecata con essi. Il principale motivo di questo spreco è la disattenzione: si acquistano quantità maggiori del necessario e non si conservano correttamente”.

Le buone abitudini alimentari fanno bene al Pianeta, il corretto uso delle risorse è fondamentale per risolvere il problema della fame nel mondo, le buone pratiche garantiscono la sostenibilità e la sicurezza alimentare – ha dichiarato la presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi – Per questo in Italia e nel mondo abbiamo bisogno di consumatori e aziende agricole e agroalimentari responsabili che tutelino la biodiversità,  che diano il giusto valore al capitale naturale, garantendo oggi e nel futuro il nostro benessere. E quello del pianeta. Cittadini che  evitando gli sprechi imparino a ridurre la propria impronta alimentare, in un Pianeta che dal 1950 al 2050 vedrà quasi triplicare la sua popolazione che si prevede arrivi a 9.5 miliardi, facendo scelte consapevoli di consumo. Aziende agricole che abbattano l’uso dei prodotti chimici, riducano i consumi idrici e le emissioni di CO2 e industrie alimentari che frenino la dissipazione delle risorse, a cominciare da quelle forestali”.

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