No nucleare, associazioni chiedono nuovo modello energetico

Il Comitato “ Vota SÌ per fermare il nucleare”, l’Associazione “SÌ rinnovabili NO nucleare”, Greenpeace, Legambiente, WWF chiedono a tutti i parlamentari di ripresentare e avviare la discussione sulla legge di iniziativa popolare sullo sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili, a due anni dalla vittoria del referendum del 2011 che non si è ancora tradotta in leggi e atti precisi, denunciano in una nota comune. In un comunicato, le associazioni spiegano che “nonostante la stragrande maggioranza degli italiani si sia espressa chiaramente due anni fa a favore dell’acqua pubblica e per un nuovo modello energetico, la volontà popolare non è ancora stata recepita in leggi e atti precisi. Per questo le organizzazioni e i cittadini impegnati in quella battaglia sono ancora in piazza per chiedere e costruire un futuro energetico sicuro, pulito, rinnovabile.” L’appuntamento è a Roma il 12 giugno a Piazza S. Cosimato alle ore 18.00.

“I pericoli di quanto resta del ciclo nucleare in Italia non sono finiti – continua il comunicato -,  non esiste un efficiente sistema di messa in sicurezza delle scorie radioattive, lo smantellamento da parte della Sogin dei vecchi siti nucleari va a rilento. La politica energetica degli ultimi governi, inoltre, ha ostacolato la diffusione delle rinnovabili, del risparmio e dell’efficienza energetica e ha rilanciato le fonti fossili: centrali a carbone ed estrazione di idrocarburi a terra e a mare. Ciò è inaccettabile perché le strategie energetiche dei singoli paesi non possono essere orientate dagli interessi delle grandi lobby energetiche fossili, ma devono essere coerenti con gli orientamenti europei che puntano per il 2050 alla completa “decarbonizzazione”, almeno della produzione elettrica.”

Le associazioni chiedono una moratoria sulle centrali a carbone e sulle trivellazioni e rilanciano la legge di iniziativa popolare sullo sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili, per la quale furono raccolte nel 2010 oltre 110.000 firme ma il cui iter parlamentare si bloccò in commissione nella scorsa legislatura. Ora le associazioni chiedono ai parlamentari di ripresentare la legge nella nuova legislatura. “Basta con i sussidi pubblici alle fonti fossili – chiude il comunicato – le risorse devono convergere verso il risparmio di materia e di energia, l’efficienza energetica nelle produzioni, la riqualificazione del patrimonio edilizio, i trasporti pubblici, l’uso diffuso delle fonti rinnovabili, gli investimenti in ricerca, la diffusione delle conoscenze.  E’ un’altra strada per uscire dalla crisi.”

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