Acqua inquinata, Commissione Affari Sociali Camera: revocare nuove norme

La Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati ha approvato all’unanimità  una risoluzione che impegna il Governo a revocare lo schema di decreto interministeriale che avrebbe consentito di fatto di erogare come potabile acqua in realtà contaminata da sostanze tossiche e cancerogene, da cianobatteri e microcistine, da alghe rosse (come quelle che si trovano nel lago di Vico, oggetto di un pesante processo di eutrofizzazione). A rendere nota la decisione della Commissione, presa nella seduta di ieri, è l’Associazione italiana medici per l’ambiente-Isde, che aveva denunciato la pericolosità delle nuove norme.

“È evidente – afferma Antonella Litta, referente per Viterbo dell’Associazione italiana medici per l’ambiente Isde – che il famigerato schema di decreto predisposto dai Ministeri dell’Ambiente e della Salute deve ora essere immediatamente revocato, poiché all’unanimità i rappresentanti del Parlamento nella XII Commissione della Camera dei Deputati lo hanno respinto”.

La risoluzione approvata riprende le osservazioni presentate in un documento dall’Isde. Evidenzia che “l’approvazione del decreto renderebbe de facto lecita l’erogazione di acque destinate a consumo umano anche in presenza di contaminazione da cianobatteri e loro microcistine, violando l’articolo 32 della Costituzione della Repubblica italiana che “tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettivita’”; esso si pone peraltro in aperto contrasto con la necessità di combattere ogni forma di inquinamento e degrado delle acque, anche in considerazione degli obiettivi europei in tema di qualità delle acque previsti per l’anno 2015”. E sottolinea che tutte le maggiori agenzie internazionali, europee e italiane di protezione di ambiente e salute evidenziano il pericolo rappresentato dalla presenza di cianobatteri nelle acque, anche per le azioni tossiche legate alle microcistine da essi prodotti e da una combinazione di fattori che possono differire e aggravarsi in determinate condizioni climatiche e ambientali. La risoluzione denuncia inoltre che “sono da tempo documentate le croniche difficoltà del nostro Paese ad assicurare una potabilizzazione efficace, sicura e costante delle acque che presentano queste criticità e la mancanza di un reale e diffuso sistema di sorveglianza, allarme e gestione di questi fenomeni”.

La risoluzione impegna dunque il Governo ad “adottare urgentemente tutte le iniziative necessarie affinché il decreto legislativo n. 31 del 2001, che ha recepito la direttiva europea 98/83 per quanto riguarda la potabilità delle acque destinate a consumo umano, non venga modificato con l’introduzione di nuovi valori di parametro per sostanze cancerogene evitabili per le quali, come noto, non esistono soglie di sicurezza” e a “revocare lo schema di decreto interministeriale citato, tenendo conto che esso si configura in conflitto con la normativa italiana e in contrasto con l’evidenza scientifica e la deontologia medica, ecologica e bioetica, oltre che con l’ortoprassi amministrativa e gestionale”.

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