Ambientalisti vs Sblocca Italia, oggi assemblee a Pescara, Bari e Potenza

Oggi l’appuntamento è a Pescara, a Bari e a Potenza: gli ambientalisti proseguono la mobilitazione lanciata nei giorni scorsi nei confronti del Decreto Sblocca Italia e del rischio che siano favorite le attività dell’industria petrolifera a terra e a mare. “Il Decreto Sblocca Italia, seppur corretto su aspetti secondari alla Camera, dà  carta bianca agli appetiti dei petrolieri, di un’Italia trasformata in colonia per le trivelle”, denunciano Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia, chiedendo al Senato l’abrogazione dell’art. 38 del decreto.

In attesa del voto finale, atteso per il 30 ottobre, le tre associazioni rilanciano la loro iniziativa e chiedono al Senato l’abrogazione dell’art. 38 del decreto 133/2014, appellandosi alle Regioni perché lo impugnino davanti alla Corte Costituzionale e “amplificando la mobilitazione esistente sul territorio,  che si oppone alla forzatura dirigistica per le valutazioni ambientali e per il rilascio di concessione uniche per la ricerca e la coltivazione di idrocarburi voluta dal Ministero dello Sviluppo Economico”. Il programma di iniziative, partito già le settimane scorse, prosegue oggi con iniziative pubbliche convocate nella Sala dei Marmi della Provincia a Pescara (a partire dalle ore 10.00), nella sala del Consiglio regionale a Bari (a partire dalle ore 12.00), nella sala Inguscio della Regione Basilicata a Potenza (dalle 16.00).

Spiegano gli ambientalisti: “In tutte le regioni interessate dalla mobilitazione di questi giorni (come anche nella Sardegna Nord Occidentale e nel Canale di Sicilia) sono l’ENI e le compagnie straniere – come la Northern Petroleum, la Petroceltic, la Global Petroleum, la Spectrum geo limited, la Geo Service Asia Pacific –  a farla da padrone a mare, mentre a terra il dominio del’ENI è incontrastato nel nostro Paese, grazie a royalties che sono in Italia da 2 a 8 volte più basse che nel resto del mondo e a canoni di concessione ridicoli. Condizioni di favore per i petrolieri che consentono di mettere a rischio in Puglia zone costiere protette come Torre Guaceto o aree marine protette come le Tremiti; di porre sotto la servitù petrolifera su ¾ del territorio della Basilicata e di tenere in ostaggio il parco nazionale dell’Appennino lucano Val D’Agri,  e di minacciare l’istituendo parco nazionale della Costa Teatina, con lo scellerato progetto della piattaforma e nave di stoccaggio galleggiante di Ombrina Mare”.

A terra, l’impatto maggiore delle attività petrolifere è in Basilicata, dove l’area ipoteca alle attività petrolifere potrebbe aumentare nei prossimi anni fino a coprire circa i tre quarti del territorio. Le associazioni denunciano inoltre che non vale la candela, di fatto, il rapporto costi-benefici dell’impatto economico, sociale e ambientale dell’operazione: “L’inquinamento sistematico e il rischio di incidente mettono a rischio aree di pregio naturalistico e paesaggistico, dove si svolgono fiorenti attività economiche legate ai settori delle pesca e del turismo per cercare di estrarre petrolio di bassa qualità che potrebbe coprire, valutate le riserve certe a terra e a mare, il fabbisogno nazionale per appena 13 mesi”.

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