Bioshopper, Legambiente: fare chiarezza su concetto di biodegradabilità

“Approvare una norma che definisca meglio il concetto di biodegradabilità”. Lo sostiene Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente, specificando che se è vero che il “bando dei sacchetti di plastica è un successo italiano, è pur vero che il commercio al dettaglio è pieno di finti bio-shopper”.Secondo un sondaggio Ipsos per Assobioplastiche, gli italiani apprezzano molto il bando sui sacchetti non biodegradabili, ma c’è poca chiarezza sui concetti di biodegradabilità e compostabilità dei sacchetti diffusi in commercio. A un anno dall’entrata in vigore del bando, infatti, soprattutto il commercio al dettaglio è stato inondato da sacchetti di plastica tradizionale arricchiti con additivi chimici spacciati per “bio” ma che in realtà sono inquinanti quanto gli shopper banditi dal 1 gennaio 2011. Questi sacchetti, ad esempio, se usati per la raccolta differenziata dell’organico domestico, inquinano pesantemente il compost prodotto dagli impianti di compostaggio con frammenti di plastica, oltre a non degradarsi completamente qualora dispersi nell’ambiente.

Per questi motivi Legambiente chiede al ministro Clini “di recuperare al più presto l’articolo del decreto Milleproroghe approvato dal Consiglio dei ministri ma poi inspiegabilmente scomparso prima della firma del Presidente Napolitano, che prevedeva la regola dello spessore al di sotto del quale i sacchetti devono essere realizzati con materiali biodegradabili e compostabili secondo la norma EN 13432”.

“Solo in questo modo riusciremo a completare la rivoluzione italiana, partita con il bando e diventata un modello da seguire a livello mondiale, che ha fatto riscoprire ai cittadini del nostro Paese la sana abitudine dell’uso delle sportine riutilizzabili, fondamentali per ridurre concretamente l’uso dei sacchetti usa e getta” spiega Muroni aggiungendo che è necessaria anche una campagna informativa sull’innovazione delle bioplastiche, recentemente oggetto di critiche da parte di alcuni soggetti evidentemente poco informati, perché sostenere che la loro produzione possa affamare il mondo togliendo spazio alle colture alimentari, vuole dire non conoscere il settore, che usa invece anche materiali vegetali di scarto che non avrebbero altri utilizzi.

E la risposta del Ministro non si è fatta attendere: “Stiamo lavorando sulla norma. Non sappiamo ancora che forma avrà la nuova norma, emendamento o decreto Sviluppo Economico e Ambiente” ha detto il Ministro.

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