Cernobyl torna a far paura dopo 27 anni

Cernobyl fa ancora paura. Dopo 27 anni dall’incidente che il 26 aprile del 1986 causò 65 morti accertate e l’evacuazione e il reinsediamento in altre zone di circa 336.000 persone, ieri una parte del muro e della copertura dell’edificio turbine del reattore numero 4 della centrale nucleare di Cernobyl è crollata per il peso della neve accumulatasi. Secondo quanto ha riportato la stampa ucraina, l’area colpita dal crollo è di circa 500-600 metri quadrati. Sempre secondo la stessa fonte, le unità d’emergenza e le forze militari sono già sul posto e stanno rimuovendo i detriti e la neve, mentre le radiazioni in ambiente sono nella norma.

Dichiarazioni rassicuranti che Greenpeace non condivide: “Anche se il livello di radioattività nell’ambiente non ha subito variazioni, il segnale è preoccupante. – afferma Giuseppe Onufrio, direttore Esecutivo di Greenpeace Italia – Se le lastre iniziano a cedere nella sala turbine, non vi è alcuna garanzia che la struttura di protezione costruita nel 1986 non crolli. Il sarcofago costruito a protezione del nucleo della centrale non può reggere ancora a lungo ed è questo il motivo per cui si sta costruendo una nuova struttura”.

Anche Legambiente condivide i timori di Greenpeace e sostiene che “la centrale di Chernobyl costituisce un serio pericolo” dal momento che “sono ancora alte le probabilità che possano accadere nuovi incidenti e contaminazioni radioattive data la precarietà delle condizioni del sarcofago contenente il quarto reattore”.

Secondo l’associazione del cigno verde “il rischio di un collasso della struttura è molto elevato, senza contare che il reattore è pieno di fessure che consentono la fuoriuscita di polveri radioattive” motivo per cui “è necessario un intervento da parte della comunità internazionale per accelerare i lavori di realizzazione del cosiddetto “nuovo arco”, il sarcofago che conterrà il reattore esploso nel 1986”.

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