CGUE: bisogno acqua potabile può giustificare deviazione di un fiume

L’irrigazione e l’approvvigionamento di acqua potabile rappresentano rilevanti interessi pubblici che possono, in linea di principio, giustificare la deviazione del corso di un fiume. In ogni caso, lo Stato deve individuare con precisione i pregiudizi che il progetto reca al sito e adottare misure compensative, tenendo conto dell’estensione della deviazione delle acque e dell’entità dei lavori che ne derivano. È quanto deciso oggi dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. La Corte è stata interpellata dalla giustizia greca in relazione a un progetto di deviazione di un fiume che rappresenta un importante ecosistema fluviale.

Da più di vent’anni, l’amministrazione greca è impegnata in un progetto che prevede la deviazione parziale dell’Acheloo, un fiume della Grecia occidentale, verso il fiume Pineo, nell’est del paese, e lo sfruttamento del corso superiore di detto fiume in vista della costruzione di alcune dighe. L’Acheloo, dopo essere stato arricchito dalle acque di vari affluenti, si getta nel mare nel Golfo di Patrasso. Si tratta di uno dei più grandi bacini idrici del paese e costituisce un importantissimo ecosistema fluviale. Il Pineo attraversa la pianura di Tessaglia e si getta nel Golfo di Salonicco. Il progetto mira a soddisfare i bisogni di irrigazione della Tessaglia, nonché le esigenze di produzione di energia elettrica e di approvvigionamento di acqua di vari agglomerati urbani di quella regione. Amministrazioni locali e associazioni si sono opposte, agendo contro il Ministero dell’ambiente e chiedendo l’annullamento del progetto al Consiglio di Stato, che si è rivolto alla Corte di giustizia.

Quest’ultima ha esaminato in particolare la direttiva habitat e ha concluso che “l’irrigazione e l’approvvigionamento di acqua potabile costituiscono un «rilevante interesse pubblico», che può, in linea di principio, giustificare un progetto di deviazione di acque in assenza di soluzioni alternative”.

Allo stesso tempo, per giustificare un progetto di deviazione di acque che reca pregiudizio a un sito di importanza comunitaria con un tipo di habitat naturale, spiega la Corte, “possono essere fatte valere soltanto considerazioni correlate alla salute delle persone e alle conseguenze positive di primaria importanza per l’ambiente. L’approvvigionamento di acqua potabile rientra, in linea di principio, nel novero delle considerazioni correlate alla salute delle persone. Quanto all’irrigazione, non può escludersi che essa possa, in alcune circostanze, avere conseguenze positive di primaria importanza per l’ambiente. Altri motivi imperativi di interesse pubblico possono essere fatti valere soltanto previo parere della Commissione”.

Il giudice del rinvio deve valutare se, nel caso in questione, il progetto arrechi effettivamente pregiudizio all’integrità di uno o più siti. La Corte conferma inoltre che “la direttiva habitat, interpretata alla luce dell’obiettivo dello sviluppo sostenibile, autorizza, per i siti della rete Natura 2000, la trasformazione di un ecosistema fluviale naturale in un ecosistema fluviale e lacustre antropizzato, a condizione, in particolare, che lo Stato adotti tutte le misure compensative necessarie a garantire la tutela della coerenza globale di Natura 2000. Infatti, lo scopo principale della direttiva è di favorire il mantenimento della biodiversità, tenendo conto al tempo stesso delle esigenze economiche, sociali, culturali e regionali. Il mantenimento di tale biodiversità può, in alcuni casi, richiedere la promozione di attività umane”.

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