Clima, Ispra: cresce economia ma non i gas serra. Italia vicina a obiettivi 2020

Nel 2017 cresce il PIL ma non le emissioni di gas serra che, secondo le prime stime, mostrano una diminuzione pari allo 0,3%, a fronte di un incremento del Prodotto Interno Lordo pari a 1,5%. In Italia si conferma quindi il disaccoppiamento tra la crescita economica e le emissioni di gas serra. Tale andamento sembra confermato anche nel primo trimestre del 2018. Nel 2016, le emissioni totali di gas serra sono diminuite del 17,5% rispetto al 1990, passando da 518 a 428 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, e dell’1,2% rispetto all’anno precedente.

Il principale contributo alla diminuzione delle emissioni di gas serra negli ultimi anni è da attribuire alla crescita della produzione di energia da fonti rinnovabili (idroelettrico ed eolico) e all’incremento dell’efficienza energetica nei settori industriali.

Questi sono solo alcuni dei dati contenuti nell’Inventario nazionale delle emissioni in atmosfera dei gas serra, presentato oggi, a Roma, dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).

I settori della produzione di energia e dei trasporti sono responsabili di circa la metà delle emissioni nazionali di gas climalteranti, ma negli ultimi anni si è registrata una diminuzione delle emissioni e la sostituzione di combustibili a più alto contenuto di carbonio con il gas naturale sia nella produzione di energia elettrica che nell’industria oltre ad un incremento dell’utilizzo di fonti rinnovabili.

Le emissioni del settore dell’industria manifatturiera sono diminuite del 48,6% rispetto al 1990, prevalentemente in considerazione dell’incremento nell’utilizzo del gas naturale in sostituzione dell’olio combustibile per produrre energia e calore e, per gli ultimi anni, a seguito del calo o della delocalizzazione delle produzioni industriali.

Per quel che riguarda il settore dei processi industriali, nel 2016 le emissioni sono diminuite del 58,1% rispetto al 1990. L’andamento delle emissioni è determinato prevalentemente dalla forte riduzione delle emissioni di Ossido di diazoto – N2O (-92,0%) nel settore chimico, grazie all’adozione di tecnologie di abbattimento delle emissioni nella produzione dell’acido nitrico e acido adipico.

Le emissioni dal settore dell’agricoltura sono diminuite del 13,4% tra il 1990 e il 2016. Tale riduzione si è ottenuta per la diminuzione dei capi allevati, in particolare bovini e vacche da latte, e, grazie a un minor uso di fertilizzanti azotati. Negli ultimi anni si è registrato un incremento della produzione e raccolta di biogas dalle deiezioni animali a fini energetici, evitando emissioni di metano dallo stoccaggio delle stesse.

Gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra al 2030 sono definiti, a livello europeo, dal pacchetto “Unione dell’energia” che prevede una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 40% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.

Per raggiungere l’obiettivo di una riduzione delle emissioni almeno del 40% occorre:

  • i settori interessati dal sistema di scambio di quote di emissione (ETS) dell’UE dovranno ridurre le emissioni del 43% (rispetto al 2005);
  • i settori non interessati dall’ETS dovranno ridurre le emissioni del 30% (rispetto al 2005) e ciò dovrà essere tradotto in singoli obiettivi vincolanti nazionali per gli Stati membri.

Per raggiungere gli obiettivi 2030, in accordo con gli ultimi scenari di proiezioni, l’Italia dovrà ridurre, rispetto al 2016, le emissioni di gas serra in questi settori di una quantità pari a circa 50 Mt di CO2 equivalente annui, che equivale alla metà delle emissioni dal trasporto stradale.

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