Confisca beni al “re dell’eolico”, Legambiente: “Fuori criminalità da green economy”

Fa clamore la notizia della confisca in primo grado del patrimonio di Vito Nicastri, considerato il re dell’eolico nel sud Italia, disposta dalla Sezione misure di prevenzione del tribunale di Trapani. Con un ammontare complessivo di 1,3 miliardi di euro, è la più cospicua misura di confisca antimafia mai effettuata prima d’ora. Il provvedimento, che fa seguito al sequestro effettuato nel 2010, conferma la bontà delle indagini svolte dalla Direzione investigativa antimafia in un settore per molti aspetti strategico  per il nostro paese come quello delle energie rinnovabili.

“L’auspicio – ha dichiarato Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio Ambiente e legalità di Legambiente – è che inchieste come questa continuino per fare piazza pulita delle infiltrazioni mafiose in uno dei comparti di punta della Green economy, denunciate ogni anno da Legambiente nel Rapporto Ecomafia. La produzione di energia pulita va tutelata e sviluppata nella legalità e trasparenza. E’ grazie alla cosiddetta “zona grigia”, infatti, se prosperano gli affari dei clan, capaci di mettere radici ovunque sia possibile fare business e di sfruttare collusioni e connivenze. La crescita dell’impero che oggi è finito sotto confisca è anche il frutto della scarsa trasparenza con la quale sono state gestite per molti anni le concessioni autorizzative per la realizzazione di nuovi impianti soprattutto in Sicilia”.

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